Danielle Clode e il terzo pollice robotico (Foto: Dani Clode)
Danielle Clode e il terzo pollice robotico (Foto: Dani Clode)

Roma, 21 maggio 2021 - Uno studio dell'University College di Londra ha dimostrato che il cervello umano è in grado di adattarsi in tempi molto rapidi alla comparsa e all'uso di un "terzo pollice" robotico. Il dito "extra" è stato sperimentato su un gruppo di volontari, che l'hanno messo alla prova in una serie di attività quotidiane, evidenziando la notevole facilità con cui il nostro corpo può fare propria un'estensione tecnologica.

Un oggetto di design prestato alla scienza

Nato da un'idea della designer neozelandese Danielle Clode, che lo ha progettato mentre studiava al Royal College of Art di Londra, il "Third Thumb" (terzo pollice) si indossa di fianco al mignolo, sul lato opposto rispetto al pollice in carne e ossa. La protesi, stampata 3D, comunica con un sensore di pressione wireless posizionato sotto l'alluce, che quando viene sollecitato trasmette un segnale per indurre la contrazione del dito extra, consentendo all'utente di afferrare ad esempio un oggetto.

Vivere con un terzo pollice robotico

La squadra guidata dal neuroscienziato Tamar Makin si è servita di 20 volontari, che sono stati addestrati a usare il terzo pollice nelle faccende quotidiane, con l'indicazione di integrarlo nella loro routine per 2-6 ore al giorno, per un totale di cinque giorni. Al termine del percorso di formazione, i partecipanti erano in grado di afferrare oggetti come bicchieri e palline, nonché di svolgere compiti da bendati o soprappensiero.

Le scansioni tramite risonanza magnetica funzionale effettuate prima e subito dopo l'esperimento hanno rilevato piccoli ma significativi cambiamenti nella corteccia motoria del cervello, che aveva in sostanza imparato a percepire il nuovo dito come qualcosa di normale. "Abbiamo visto che durante l'utilizzo del terzo pollice le persone modificavano i movimenti naturali della mano, riferendo anche di sentirlo ormai parte del proprio corpo", ha spiegato Clode, che oltre ad avere fondato un proprio marchio (Dani Clode Design), è anche una componente del Plasticity Lab dell'UCL.

Una nuova risonanza a una settimana dalla conclusione dell'esperimento ha messo in luce che i cambiamenti cerebrali sono transitori, in quanto tendono ad affievolirsi con il passare del tempo, a riprova della plasticità del nostro cervello. La scoperta ha implicazioni significative in varie discipline, robotica in primis, specie nell'ottica di soluzioni future per potenziare il corpo umano con l'ausilio della tecnologia.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Science Robotics.