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21 apr 2022

Vitti e Antonioni, quella Cupola dimenticata

La geniale casa sul mare in Sardegna che diventò il loro nido d’amore inserita nell’insolita mappatura delle architetture perdute

21 apr 2022
anna mangiarotti
Magazine
La villa costruita da Dante Bini lungo la Costa Paradiso in Sardegna nel 1970 per Michelangelo Antonioni e Monica Vitti
La villa costruita da Dante Bini lungo la Costa Paradiso in Sardegna nel 1970 per Michelangelo Antonioni e Monica Vitti
La villa costruita da Dante Bini lungo la Costa Paradiso in Sardegna nel 1970 per Michelangelo Antonioni e Monica Vitti
La villa costruita da Dante Bini lungo la Costa Paradiso in Sardegna nel 1970 per Michelangelo Antonioni e Monica Vitti
La villa costruita da Dante Bini lungo la Costa Paradiso in Sardegna nel 1970 per Michelangelo Antonioni e Monica Vitti
La villa costruita da Dante Bini lungo la Costa Paradiso in Sardegna nel 1970 per Michelangelo Antonioni e Monica Vitti

di Anna Mangiarotti

Espressi nella sfacciata arte che mostra sotto gli occhi di tutti i segni simbolo di un’epoca, neppure i più segreti pensieri del ’900 sfuggiranno. Anche le architetture sottovalutate, scomparse, dimenticate, nel secolo scorso progettate, come le più celebri, per cristallizzare umori, ideologie, politica, rimbalzano ormai tra 29.000 persone. Riunite dal 28 maggio 2019 nel gruppo Facebook Forgotten Architecture (FA), con pagina Instagram. Antropologico fenomeno virale. Professionisti e semplici appassionati condividono scoperte e revival.

Ne risulta la mappa delle meravigliose forme dell’abitare e del vivere. Risposta social alle storiche raccomandazioni dell’archistar Gio Ponti: "Amate l’architettura perché siete italiani o perché siete in Italia; essa non è una vocazione dei soli italiani, ma è una vocazione degli italiani". L’entusiasta community dialoga o litiga infatti a piede libero nella lingua del sì. Dicendo "bello" e "figo", non "brutto". Discorso complesso, l’architettura. E comunque tra le FA sono comprese ironiche perversioni, mai le offese al paesaggio.

"I membri stranieri, europei soprattutto, rappresentano il 50%" calcola Bianca Filicori. Bolognese residente tra Bruxelles e Milano, architetta e dottoranda under 30, con spiccato gusto per le opere snobbate dalle Accademie, è lei la fondatrice della democratica tavola (piattaforma) rotonda, con poche regole. Il suo primo amore: Marcello D’Olivo. Nella sala giochi “Zipser”, da lui innalzata a Grado, entrava bambina, in vacanza presso la nonna friulana. Poi ha approfondito lo studio di questo coraggioso architetto ammaliato dalla matematica, e denigrato. Altra esperienza infantile, le visite nei campisanti insieme al papà, presidente dell’Associazione Cimiteri monumentali d’Europa. Esito, in FA, la sezione sulle architetture per l’aldilà. Pure confluita nel volume di imminente pubblicazione: Forgotten Architecture. Un archivio di progetti compiuti e scomparsi, in distribuzione a luglio, prodotto da Nero e Prima o Mai, acquistabile su www.primaomai.com solo in pre-order e solo fino al 7 giugno, poi mai più. Consigliabile strumento per tour.

Ma proprio le riflessioni sugli ampliamenti cimiteriali: vedi a Pila, Perugia, dovrebbero diventare lettura obbligatoria per le amministrazioni comunali: basta vedere dovunque l’incapacità di trovare nobili soluzioni alla mancanza di spazio. "Eppure – segnala Filicori – esiste un progetto di Nanda Vigo per una torre cimiteriale a Rozzano (Pavia), mai realizzata".

Più cool, gli altri capitoli. Playgrounds, campi da gioco all’aperto. Arch-video, riesumazione dai video musicali di rap e trap italiani. Tempo libero, club notturni e villaggi per le vacanze. In proposito, riconsideriamo la Città degli svaghi ideata da Guy Rottier per la Costa Azzurra: cellule abitative in cartone, da bruciare dopo la breve illusione di felicità e pace; senza lasciare tracce snaturanti, l’uomo dovrebbe semmai esprimersi al meglio in città, cercandovi lo svago nonostante gli sforzi quotidiani. On the road: stazioni di servizio, o edifici per i viaggiatori su strada.

Architettura effimera, per eventi temporanei come la Triennale Bovisa 2006 nella Milano di periferia: ma il fiabesco Pink Pavilion di Gaetano Pesce, sul lato della stazione Villapizzone, in materiali non convenzionali da esporre agli agenti atmosferici, modello di architettura emergenziale, è rimasto a farsi ammirare dal treno.

L’appello finale, lo rilancia Bianca: "La sarda “Cupola”, residenza estiva di Michelangelo Antonioni e Monica Vitti, costruita nel 1970 in Costa Paradiso, versa in stato di totale abbandono. Potrebbe diventare archivio dell’opera del geniale Dante Bini che l’ha progettata. Modenese 94enne ancora in splendida forma. Inventore della Binishell, cemento armato in forma sferica gonfiato e sollevato con la pressione dell’aria, impatto ambientale ridotto di un terzo. La Vitti se ne innamorò".

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