Il S'Amfora riposa nove mesi sui fondali del Mediterraneo - Foto: Podere San Cristoforo
Il S'Amfora riposa nove mesi sui fondali del Mediterraneo - Foto: Podere San Cristoforo

Dopo nove mesi di riposo nelle acque del Mediterraneo, seicento anfore colme di vino sono state riportate in superficie e sono pronte per affrontare i palati più curiosi. Prodotto dalla cantina biodinamica Podere San Cristoforo, nella Maremma toscana, il S'Amfora nasce da uve Petit Verdot in purezza fermentate con lieviti indigeni, che dopo un primo affinamento in botti di rovere francese viene imbottigliato in piccoli vasi di terracotta artigianali. Le anfore sono quindi tappate manualmente e sigillate con ceralacca per evitare infiltrazioni di acqua salata, portate al largo e calate a quindici metri di profondità in apposite gabbie.

Lì concludono la loro evoluzione, avvolte nell'oscurità a una temperatura costante di 14°, e quando riemergono indossano una decorazione di alghe, incrostazioni e conchiglie, che la cantina definisce simili a un damasco. Non viene rimossa, ma resta sulle anfore trasformandole in oggetti unici.




Perché affinare un vino in fondo al mare?

Questo primo lotto di S'Amfora giunge a conclusione di quattro anni di ricerca, che hanno permesso a Podere San Cristoforo di coniugare antiche tradizioni vinicole risalenti all'epoca greco-romana e consapevolezza moderna. Riposando in mare, il vino affina al riparo dalla luce, in un ambiente silenzioso, povero di ossigeno e privo di vibrazioni, cullato lentamente dal movimento delle maree. Le anfore di Petit Verdot saranno in vendita da dicembre a un prezzo di duecento euro.

Gli altri vini del mare in Italia

Non si tratta però né del primo né dell'unico vino "sottomarino" prodotto in Italia. Il più celebre è probabilmente l'Abissi, il metodo classico della cantina Bisson fatto con uve locali: tre diverse etichette di spumante sommerso (base, riserva e rosé) che maturano a sessanta metri di profondità nel Mar Ligure. Anche l'Akènta Sub della Cantina Santa Maria la Palma è uno spumante, metodo charmat a base di Vermentino di Sardegna, sprofondato nelle acque dell'area marina protetta Capo Caccia – Isola Piana.

La Tenuta del Paguro adagia i suoi cinque vini (a base di Sangiovese, Merlot, Cabernet e Albana) vicino all'omonima piattaforma metanifera affondata al largo di Ravenna nel 1965 e tramutatasi in un reef brulicante di vita. Con il suo Nesos, da uva Ansonica, l'Azienda Agricola Arrighi sta conducendo da anni un esperimento ancora più particolare: invece delle bottiglie, è l'uva stessa a essere immersa per alcuni giorni a una decina di metri di profondità, al largo dell'isola d'Elba.

Gli spumanti lacustri

E c'è poi una cantina, l'Agricola Vallecamonica, che dista centinaia di chilometri dal mare, ma ha trovato comunque un modo per creare i suoi spumanti subacquei, entrambi metodi classici: il Nautilus è un blanc de noirs secchissimo, ottenuto da uve rosse della zona, che riposa nelle profondità del lago d'Iseo per 48 mesi, mentre l'Estremo Adamadus (Riesling Renano al 100%) affina per tutto l'inverno sotto lo spesso strato di ghiaccio che ricopre il lago Aviolo, incastonato fra le cime delle Alpi.