di Lorenzo Frassoldati

Cibo e vino possono essere la chiave di volta di un ritorno del turismo internazionale, che ha subìto una brusca frenata con le limitazioni agli spostamenti. "Per l’estate prevediamo un’utenza prevalentemente italiana e progressivamente un recupero di quella europea che si sposterà in auto. Per rivedere invece turisti dagli Stati Uniti, che per la Toscana rappresentano un mercato strategico, dovremo aspettare il 2022 se non il 2023. Il problema non è la mancanza di interesse, quanto mancano i voli per arrivare", lo ha detto Donatella Cinelli Colombini, fondatrice del Movimento turismo del vino ( e presidente delle Donne del vino) alla presentazione del suo libro sul turismo sul vino (Ed. Edagricole – News Business Media) scritto con senatore Dario Stefàno. La buona notizia è che tra giugno, luglio e agosto ci saranno più italiani in giro fra i territori enologici, ma avranno un comportamento d’acquisto diverso dal periodo pre-Covid. "Si compra meno nelle cantine ma si cercano più esperienze da vivere – spiega Donatella - che è ciò che rende irripetibile il viaggio; ora dobbiamo attrezzarci per offrire la fruizione di momenti unici". Puntare sul turismo del vino come locomotore della ripartenza turistica significa anche dare applicazione agli obiettivi europei Next Generation-Recovery. "L’enoturismo infatti richiede un ampio uso della tecnologia digitale con miglioramento della connettività nelle campagne. Le prospettive sono di un turismo sempre più lento, diffuso e destagionalizzato, in grado di offrire ai giovani un futuro di lavoro in campagna, incentivando scelte nutrizionali sane e rispettose dell’ambiente", conclude Donatella. Quindi niente improvvisazione: "Il turismo del vino è una opportunità ma va gestita in maniera professionale, le strategie vanno preparate nei mesi invernali". "Il vino sarà il propulsore della rinascita", aggiunge Riccardo Cotarella, presidente italiano e internazionale degli Enologi, autore della prefazione del libro. "Il vino è l’emblema dell’agricoltura e va valorizzato" ha detto Cotarella rivolgendosi ai tre ministri presenti all’incontro (Patuanelli-Agricoltura, Garavaglia-Turismo, Franceschini-Cultura). "Il vino è anche identità territoriale dell’Italia che ha il primato dei vitigni, oltre 600, seguita dalla Francia, seconda, che ne ha 52, che ha decantato i suoi territori in chiave anche turistica. Immaginiamo la Toscana senza Chianti, Montalcino senza Brunello, le Langhe senza il Nebbiolo, Valdobbiadene Conegliano senza il Prosecco, guarda caso sono siti dell’Unesco: noi siamo primi al mondo per il vino". "Seguire l’esempio di paesi come l’Australia e la Scozia che hanno riattivato il turismo puntando sulle eccellenze enogastronomiche", lo suggerisce Dario Stefàno, già assessore all’Agricoltura della Puglia e promotore dei vini rosati. "Questo libro vuole essere uno strumento in più per convincere gli istituti tecnici a insegnare la storia del vino". Insegnare principi e pratica della wine hospitality "permette di trasformare le 2530mila cantine italiane aperte al pubblico in propulsori di sviluppo".