di Davide Eusebi

Settanta ettari di proprietà di cui sessanta dedicati a vigneti autoctoni, tanti conferitori della zona, da 140mila e fino a 200mila quintali di uva pigiata ogni anno, tra i quindici e i diciotto milioni di litri di vino prodotti annualmente. Sono i numeri che fanno di Cantine Lulli di Cori (Latina) un punto di riferimento. I titolari sono Luigi Lulli e suo figlio Silvano (nella foto) che porta lo stesso nome del nonno che ora ha 94 anni e che prima di loro ha portato avanti l’azienda.

Silvano Lulli, come è nata la vostra azienda?

"L’azienda è stata avviata dal mio bisnonno Luigi nel 1905, il quale vinificava a Palestrina e portava il vino a Roma con il carretto trainato dal cavallo, vendendolo alle osterie e ai vecchi “Vini e olio“ che esistevano a Roma. Poi è venuto il turno di mio nonno Silvano che ha acquistato l’azienda del marchese Caucci Molara a Cori".

In cosa consiste la vostra mission?

"Acquistiamo le uve dai conferitori locali, divise per tipologia, Cabernet Sauvignon, Trebbiamo, vitigni autoctoni della zona come ad esempio il “Nero buono“, un’uva rossa autoctona che si presta all’ invecchiamento, poi il Bellone, altro vitigno autoctono, la Malvasia puntinata e altre tipologie. Tavernello acquista da noi il suo prodotto base. Ma abbiamo anche imbottigliatori che acquistano prodotti di fascia superiore, come Igt Lazio Syrah, Cabernet, Chardonnay, Bellone. Con lavorazione a freddo, fermentazione e temperature controllate, macerazione sulle bucce modulata per tipologie".

Ora avete nuovo progetto di imbottigliamento, a che punto è?

"Nel Lazio c’è grande richiesta di prodotti autoctoni. A Cori produciamo il doc dei Castelli. Abbiamo iniziato con vinificazione e imbottigliamento solo per i nostri vigneti: 300 mila bottiglie. Per le nostre etichette utilizziamo solo uve nostre".

Quali sono i vini di famiglia provenienti dalle vostre uve?

"Vinifichiamo il Bellone in purezza, si tratta di un bianco morbido per tutti. Poi imbottigliamo un rosso da uve Nero buono per il 70% e per il resto a Merlot e Sangiovese: ha un profumo, delicato, all’assaggio è morbido. Questo rosso si chiama Dardano, nome del leggendario fondatore di Cori. La leggenda dice che da Dardano partì la dinastia dei troiani. Qui a Cori passò Enea. Il Bianco invece si chiama Vcr2, il nome del clone del vitigno che abbiamo impiantato. Ora stiamo preparando la vinificazione di altri tre prodotti: una Malvasia puntinata, il Nero buono in purezza e un altro vino rosso con tre anni di invecchiamento e affinamenti in botte, acciaio e bottiglia".

Info su www.cantinelulli1905.it