Nel vulcano di Rapa Nui crescono delle varietà di vite lasciate dai coloni francesi
Nel vulcano di Rapa Nui crescono delle varietà di vite lasciate dai coloni francesi

Una cordata di imprenditori, enologi, viticoltori ed esperti di storia locale ha piantato sulla remota isola di Pasqua le sue prime vigne moderne: 3500 piante di Chardonnay, un'uva straordinariamente adattabile, e altrettante di Pinot Nero, altra grande uva nobile ma più ostica ed esigente. Se l'esperimento darà i suoi frutti come previsto, in futuro potremo bere il vino di Rapa Nui.

L'isola sorge nell'Oceano Pacifico a oltre tremila chilometri di distanza dalle coste del Cile. Stando a quanto riporta Decanter, il progetto punta a sfruttare un terroir e condizioni unici, per alcuni versi estremi ma considerati promettenti: ricco suolo vulcanico, clima subtropicale e bassa umidità, combinati all'influsso della corrente marina fredda di Humboldt.

I due ettari di vigna non accoglieranno solo le due varietà internazionali, ma anche ospiti di più antica origine e di identità per ora misteriosa. Non è infatti la prima volta che la vite sbarca sull'isola: era stata introdotta dai coloni francesi provenienti da Tahiti, probabilmente nel corso del XIX secolo. Insieme ad altri alberi da frutto, le viti furono collocate all'interno della caldera del vulcano dormiente Rano Kui, una fertile distesa del diametro di oltre un chilometro che gode di un proprio microclima, al riparo dai venti che spazzano l'isola.

Abbandonate poi a se stesse, le piante si sono inselvatichite e hanno continuato a prosperare nel cratere. Il team le ha scoperte durante un trekking, ha prelevato trecento barbatelle e le ha impiantate in un vivaio in prossimità della vigna, dove saranno studiate e identificate per valutare quali varietà potranno essere coltivate per ottenere vino.


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