Tavola imbandita per la Vigilia di Natale
Tavola imbandita per la Vigilia di Natale

L'arrivo delle festività natalizie ripropone come ogni anno uno dei diktat culinari-religiosi più cari alla tradizione italiana: alla Vigilia di Natale vietato consumare carne. Ce lo hanno insegnato i nonni e lo hanno spesso ribadito sulla fiducia mamme e papà: il 24 dicembre bisogna 'andare di magro', puntando tutto sul pesce o al massimo sul formaggio. Come spesso accade, si tratta tuttavia di un'usanza popolare che, pur pescando a piene mani da dei vecchi precetti cattolici, non trova ormai più riscontro in alcuna norma canonica.

Auguri di Natale 2020: le migliori frasi d'autore, da Papa Francesco a John Lennon

Prima di andare a fondo della questione, occorre premettere che l'astinenza dalle carni ha origini antiche ed è legata all'obbligo morale che impone al fedele di fare penitenza con continuità, sull'esempio di quanto mostrato da Gesù. In tal senso, è ritenuto particolarmente significativo un passaggio contenuto nei vangeli (Matteo 4,3-6), che recita "Non di solo pane vivrà l'uomo". Nel medioevo si calcola che il calendario cattolico prevedesse all'incirca 150 giorni di digiuno e magro, salvo poi concentrare le disposizioni soprattutto il venerdì di ogni settimana, chiaro riferimento al venerdì di passione di Cristo.

Vigilia di Natale: un menu di pesce semplice e gustoso

Il codice di diritto canonico del 1917 (il cosiddetto 'Pio-Benedettino') prescriveva, tra gli altri, che l’astinenza venisse osservata nelle vigilie delle feste di Pentecoste, dell'Assunzione di Maria Vergine, di Ognissanti e appunto di Natale. La pratica doveva essere rispettata dai sette anni in su e durava in tutto 24 ore, da mezzanotte a mezzanotte. Tuttavia, nel 1966 la costituzione apostolica 'Paenitemini', firmata da papa Paolo VI, aggiornò le restrizioni culinarie. Montini limitò il precetto del digiuno (per i fedeli dai 18 ai 60 anni) al Mercoledì delle Ceneri e al Venerdì Santo, stabilendo invece l'astinenza dalle carni (dai 14 anni compiuti) tutti i venerdì dell'anno, qualora non coincidessero con le solennità del calendario liturgico della Chiesa cattolica. Il documento diede inoltre la facoltà alle singole conferenze episcopali di sostituire l'astinenza con altre forme di penitenza. Cosa poi effettivamente recepita dalla Conferenza Episcopale Italiana, che concesse di optare per altre mortificazioni, come la preghiera e l’elemosina (esclusi i venerdì di Quaresima).

Menu di Natale tradizionale: le ricette di Raspelli