Il turismo causa quasi il 10% delle emissioni di carbonio - Foto: chameleonseye/iStock
Il turismo causa quasi il 10% delle emissioni di carbonio - Foto: chameleonseye/iStock

Andiamo in aeroporto, prendiamo l'aereo, atterriamo, e poi per giorni e giorni mangiamo, consumiamo, compriamo regalini, ci spostiamo da un luogo all'altro, dormiamo in hotel. Lo facciamo ogni volta che andiamo in vacanza, e come noi centinaia di milioni di persone tutti gli anni. Ma qual è l'impatto sul clima di un simile, enorme spostamento di persone e risorse? Per la prima volta è stato calcolato da uno studio dell'università di Sydney, che è giunto a conclusioni impressionanti.

QUATTRO VOLTE PEGGIO DEL PREVISTO
Pubblicata sulla rivista Nature Climate Change, si tratta della prima ricerca di tale ampiezza mai condotta: finora gli studi in materia si erano concentrati su singole regioni o singoli aspetti, come gli hotel o uno specifico evento, mentre questa volta l'analisi ha coperto l'intera filiera del turismo in 189 paesi, dai voli in aereo ai souvenir. È emerso che l'impronta di carbonio del turismo globale (di cui proprio il trasporto aereo è la causa principale) è quattro volte superiore a quanto stimato in precedenza e che costituisce quasi un decimo di tutte le emissioni di gas serra. Con una crescita prevista intorno al 4% all'anno, l'impatto dell'industria del viaggio è destinato a diventare sempre più massiccio.

I PAESI CON L'IMPRONTA PIÙ ALTA
All'impronta di carbonio del turismo contribuiscono maggiormente i paesi ad alto reddito e le nuove potenze emergenti, che riversano sempre più persone nel flusso globale dei viaggi: su tutti gli Stati Uniti, seguiti da Cina, Germania e India. Fra le mete, sono gli stati-isola a pagare il dazio più pesante in proporzione: per esempio, alle Maldive, alle Mauritius o alle Seychelles il turismo arriva a generare fino all'80% delle emissioni di gas serra del paese.

LE PROSPETTIVE
Secondo una delle autrici della ricerca, la dottoressa Ya-Yen Sun, è fondamentale ripensare il turismo per renderlo sempre più a basso impatto: "Visto che è destinato a crescere più rapidamente di molti altri settori economici, la comunità internazionale potrebbe valutare di includerlo nei prossimi accordi sul clima, come quello di Parigi, legando i voli internazionali a specifiche nazioni. Potrebbero essere necessari carbon tax e sistemi di scambio delle quote di carbonio per limitare una crescita incontrollata delle emissioni legate al turismo". Insomma: volare meno e pagare di più per bilanciare l'impronta di carbonio. Quanti viaggiatori sarebbero disposti a farlo?


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