La facciata del Vecchio Ospedale San Camillo
La facciata del Vecchio Ospedale San Camillo

LONTANE, ma profondamente vicine. Terre aspre, dove è la natura a dettar legge. Il ritmo forsennato della Taranta arriva dal cuore della Puglia e oltrepassa il Trepponti per giungere nella città dove abitano «le genti disiose che ’l mar si turbi e sieno i venti atroci». Così Ludovico Ariosto descrive i comacchiesi nell’Orlando Furioso e non sbaglia. Per questo, prima di farvi assalire dalla febbre, prima che il veleno iniettato dal morso della Taranta vi travolga, affacciatevi in rispettoso silenzio in questa terra. Dedicatevi all’ascolto delle voci dure, ma armoniose di chi è nato e cresciuto nelle valli di Comacchio. Qui deve essere passato Strelher prima di allestire Le Baruffe Chiozzotte di Goldoni, perché questa, ancora più di quella della vicina (e odiata) Chioggia, è la lingua che si parla in scena. Godetevi lo spettacolo e per farlo sedetevi a un tavolino del bar Ragno – che con le sue otto sottili zampe vi guarda da una delle splendide vetrate liberty – sotto la Loggia dei Mercanti. Oppure inoltratevi lungo il Loggiato dei Cappuccini che vi porta verso il Santuario di Santa Maria in Aula Regia o ancora lungo le vie che fiancheggiano i canali. Qui scoprirete l’incanto di una città che, proprio perché difficile e un tempo inospitale, ha saputo mantenere intatte quelle caratteristiche che la rendono oggi unica e straordinaria. Quella natura selvaggia, che ancora la circonda, ha protetto Comacchio dallo scempio urbanistico che si è perpetrato più o meno ovunque nel corso degli ultimi cinquant’anni. Rinnovarsi in modo originale è stato un percorso lungo, durato decenni, e nel corso del tempo qualcuno deve avere anche creduto che la città sarebbe sempre rimasta ai margini, dimenticata e ignorata. Invece oggi, a cominciare dagli stranieri, che spesso sanno comprendere la vera bellezza del nostro paese, Comacchio è diventata meta turistica apprezzata proprio per la diversità e per il genuino rispetto di un recupero così difficile e felicemente riuscito.

QUARANTOTTO ore di musica, balli, racconti e cibo genuino sono l’occasione che il Ravenna Festival offre il prossimo 18 e 19 giugno a chi vuole lasciarsi travolgere dai ritmi della Taranta, ma anche ritornare o scoprire le meraviglie di questa città circondata dalle valli. Da qui si dipanano i sentieri che portano, in bicicletta, a cavallo o in battello, alla scoperta delle lagune tra argini e canali, saline e casoni per la pesca. Imbattersi in aironi e fenicotteri è tanto comune da essere diventata terra battuta da fotografi a caccia dello scatto da incorniciare. Complice il sole che soprattutto all’alba e al tramonto regala scorci da cartolina senza nemmeno doversi spingersi in luoghi remoti. Basta aprire gli occhi e saper guardare, con la curiosità di chi visita un luogo ed è desideroso di scoprirne la vera natura. Se a tutto questo si aggiunge la musica e il ritmo della Taranta, la due giorni comacchiese si preannuncia epica quanto i versi di Ludovico Ariosto e di Torquato Tasso che accolgono il turista sulle lapidi alla sommità del Ponte dei Trepponti, imperituro simbolo della città.
ugo.cennamo@quotidiano.net

Buona tavola e vista mare al Lido di Spina
anguillaEcco alcuni indirizzi per apprezzare i piaceri della buona tavola. A Comacchio il ristorante per eccellenza, semplice ma di sicura qualità, è la Trattoria di Vasco e Giulia (www.vascoegiulia.it, chiuso lunedì e mercoledì sera). Sempre a Comacchio, per un caffè alla mandorla da urlo (frutto del felice incontro dei titolari, lei comacchiese, lui siciliano) e pasticceria di eccelsa qualità (assaggiare i dolcetti chiamati topini e scoprirne la leggenda...) affacciarsi Al Duomo davanti alla cattedrale di San Cassiano. Per chi da Comacchio vuole spingersi al mare conviene optare per il Lido di Spina dove la pineta prevale sulle case e l’atmosfera è davvero rilassante. La spiaggia e il ristorante da preferire sono al Bagno Le Piramidi (tel 0533/330419), incastrato tra dune di sabbia e vista sul mare mozzafiato. Per una buona colazione, sempre a Spina, estate e inverno, lo storico e glorioso Caffè del Moro a due passi dall’imperdibile Casa Museo Remo Brindisi. 

 

Quarantotto ore tra valli e canali: balli, canti, racconti e cucina doc

Tra Anguille e Tarante è il titolo della due giorni che si terrà a Comacchio sabato 18 e domenica 19 giugno. Il programma inizia sabato alle 12.30 al ristorante Il Bettolino di foce con pranzo sociale e musica dell’Orchestra Popolare Italiana e le narrazioni curate dal laboratorio teatrale TemperaMenti seguito, alle 15, dall’escursione in barca nelle valli. Alle 18 alla Manifattura dei Marinati i Racconti d’anguilla, mentre alle 21.30 all’arena di Palazzo Bellini canti e danze popolari Tra Anguille e Tarante. Alle 24 Viene sonno da lu cielo concerto di ninne nanne con Anna Rita Colaianni, Elonora Bordonaro e Clara Graziano. Domenica alle 11 all’Antica Pescheria concerto di Raffaello Simeoni Sotto lu ponte c’è lu sole. Alle 18 alla Manifattura dei Marinati Storie a Comacchio mentre il gran finale è alle 21 e 30, nell’arena di Palazzo Bellini, con E lu mare con l’Orchestra Popolare Italiana diretta da Ambrogio Sparagna e la partecipazione di Peppe Servillo e i danzatori dei laboratori curati da Francesca Trenta.