Non serve la scienza per intuire che viaggiare per il mondo zaino in spalla, magari per settimane se non mesi, è un'avventura emozionante. Ma è solo questo: svago, divertimento, una fuga dal lavoro e dal trantran quotidiano? E qui invece la scienza ha qualcosa da dire. Sam Huang, professore di turismo (sì, è un campo di studi vero) presso l'australiana Edith Cowan University, ha condotto con il suo team e con dei colleghi cinesi una ricerca sugli effetti positivi di questo modo di viaggiare; i risultati sono stati pubblicati sul Journal of Travel Research.

CON LO ZAINO CRESCE L'AUTOSTIMA
A differenza del turismo vacanziero più tradizionale, viaggiare con lo zaino spinge a uscire dalla "zona di sicurezza" (la comfort zone) e comporta un approccio meno organizzato, più libero e improvvisato, che ti pone spesso di fronte a situazioni imprevedibili. Lo studio ne ha analizzato l'impatto su 472 viaggiatori, provenienti da Europa, Stati Uniti, Australia e Cina. I soggetti occidentali sono quelli che hanno riscontrato i maggiori effetti positivi: il 91% afferma che l'esperienza ha migliorato la sua capacità di identificare e risolvere i problemi, l'80% che ha rafforzato la sua sicurezza, il 60% che ha imparato a gestire con più efficacia tempo e risorse economiche. Risultato: un generale aumento dell'autostima.

I soggetti cinesi hanno confermato il miglioramento delle loro capacità, ma al tempo stesso hanno rivelato che il confronto con realtà diverse ha causato loro un calo dell'autostima. Le differenze culturali sono probabilmente all'origine di questa discrepanza, ma lo studio non ha approfondito la questione.

I MIGLIORAMENTI A LUNGO TERMINE
Viaggiare con lo zaino quindi non è "uno spreco di tempo", un giudizio esterno che talvolta circonda questo tipo di esperienze. Anzi, secondo il professor Huang si tratta di un investimento su se stessi, perché il miglioramento dell'autostima e della capacità di risolvere problemi incide positivamente sulla salute psicologica e aumenta anche l'efficienza sul lavoro; motivo per cui i datori di lavoro stessi dovrebbero cominciare a valutare in modo diverso chi si è concesso del tempo per girare il mondo.

La ricerca pone le basi per le prossime indagini di Huang, convinto che i benefici conquistati viaggiando possano durare negli anni e accrescere la qualità della vita a lungo termine.


Leggi anche:
- Interrail, come viaggiare in Europa in treno
- Visitare il Louvre sulle orme di… Beyoncé e Jay-Z
- Buon vino e cucina gourmet sui treni di lusso per Machu Picchu