Se qualcuno ci proponesse una vacanza in Guinea Equatoriale, siamo sicuri di sapere esattamente dove andremmo? Perché ci sono la Guinea e la Guinea Bissau in Africa occidentale, e la Papua Nuova Guinea in Oceania. E poi c’è la Guinea Equatoriale, minuscolo stato confinante con Camerun, Gabon, Golfo di Guinea: solo 28 051 km² (un po’ più grande della Sicilia), con 676 273 abitanti, ma ricchissimo grazie al petrolio. Non ha debito pubblico e il benessere è visibile in tutto il Paese, a cominciare dalle nuovissime autostrade: non c’è quasi analfabetismo (lingue ufficiali lo spagnolo e il francese, la religione è quella cattolica), la scolarizzazione è elevata, nei piccoli villaggi i bambini non chiedono elemosina ma sono vestiti dignitosamente, e grazie anche alla natura rigogliosa che offre frutti in ogni stagione e al mare pescosissimo non si soffre certo la fame.

Un paese che si affaccia adesso al turismo, ed ecco 5 luoghi da non perdere se si vuole visitare la Guinea Equatoriale.

L’ isola di Bioko

Quest’isola è inevitabile, perché con l’aeroporto internazionale e la capitale Malabo, 250mila abitanti, è la porta d’ingresso al Paese. A Malabo non sembra neanche di essere in Africa, c ‘è un’atmosfera quasi caraibica. Ci sono alberghi di grandi catene internazionali (molto belli, e si mangia benissimo), un’università, ospedali, il Malabo National Park, la Catedral de Santa Isabel dove alla domenica si svolge una suggestiva Messa cantata. Del periodo coloniale resta poco, solo la Casa Verde peraltro privata e non visitabile.
L’isola di Bioko è tutta da scoprire e ne vale la pena: la strada è buona e si arriva auna bella cascata sul mare, alla spiaggia di Arenas Blancas, al villaggio di Ureka, e ancora con un saliscendi nella foresta si giunge alla cittadina di Moka. Il percorso è suggestivo fra una foresta dove stupiscono i bambù giganteschi e le felci sono alte come alberi, così rigogliose non le troveremo in tutto in Paese.
Moka è piccola ma perfetta per le escursioni: con due ore di trekking si arriva al cratere spento di un vulcano. Nella foresta ci sono piccoli villaggi con casette di legno e tetti di lamiera. Ma ci sono anche altre alternative, voluti dal Presidente: sono i distretti urbani, moderni villaggi con abitazioni in muratura, scuola, chiesa, ospedale ecc. pensati per dare ogni comfort a chi non vuole lasciare la foresta.
 


A Bata

Un’ora di aereo e si è sul continente, a Bata, 300mila abitanti, gradevole cittadina con un bel lungomare, negozi, supermercati, bar e ristoranti di stampo occidentale. Anche nella terraferma si riconferma l’impressione avuta a Bioko: si respira un’aria internazionale perché nei lavori che stanno portando il Paese nel futuro sono coinvolte diverse nazioni. L’edilizia popolare consta di case più che dignitose ed esteticamente gradevoli (opera dei cinesi, e di società marocco-libanesi), la foresta è tagliata da strade e autostrade (opera di brasiliani e francesi), mentre l’estrazione del petrolio è per lo più statunitense (Total a parte). E gli italiani? Non potevano mancare, e alla grande.

Djibloho, il sogno del Presidente

Da Bata in due ore di auto lungo un’autostrada moderna e tenuta benissimo, che taglia una foresta impenetrabile, si arriva a Djibloho. Che non è solo un luogo ma anche un anticipo del futuro: chi ci andrà adesso avrà poi molto da raccontare nei prossimi anni!
E’ un luogo simbolico a cominciare dal nome, che significa “meraviglia”, ed è quello della nuova capitale, destinata a sostituire Malabo. Una città nata dal nulla e nel nulla, la realizzazione del Presidente, nato nei paraggi. Che non solo per un motivo sentimentale vuole trasferire qui strutture, uffici, edifici pubblici, parlamento ecc. ecc. insomma tutto quel che comporta il trasferimento di una capitale. Malabo sorge su un’isola ed è… isolata, basti pensare che da Bata bisogna arrivare a Malabo per prendere un volo internazionale, e se il maltempo non lo consente si resta bloccati. Avere un aeroporto internazionale a Djibloho agevolerebbe gli spostamenti.

A Djibloho gli edifici sono pronti ed ultimati. sono: scuole, università, ospedali, abitazioni, perfino “le due torri” pronte per ospitare uffici, ma i lavori sono fermi causa la crisi petrolifera, e l’unico edificio che funziona alla grande (gestione italiana) è il Grand Hotel Djiblho (www.grandhoteldjibloho.com/en).
E’ base per escursioni nella foresta, lungo il fiume, o nei villaggi: da non perdere quella alle “Maldive dell’Africa”, come viene chiamata l’isola di Corisco.

A Corisco





Le “Maldive della Guinea Equatoriale” meritano davvero questo appellativo, anche se poi si tratta di una sola isola.
Ma l’isola bisogna conquistarsela... Dal Grand Hotel Djibloho (che su richiesta organizza la gita) bisogna raggiungere in auto Kogo, una piccola bella e moderna cittadina all’estuario del Rio Muni. Anche qui, stampo occidentale: in un nuovissimo hotel (gestione francese), si dorme… fino alle 4 del mattino. Perché alle 5 ci si imbarca su un cargo che trasporta camion carichi di pietre per il porto di Corisco, 3 ore durante le quali si ammira il sorgere del sole sul mare, d ci si sente quasi pionieri, su panche di ferro e niente bar aperti. Ma l’essenziale ci porta a guardarci intorno, la natura prende il sopravvento e lo sguardo non si sposta dalle isole, dal mare, dal sole che sorge. E’ un regalo inaspettato della natura, e le tre ore sono volate.
Nell’isola l’albergo è nuovissimo, (stessa gestione di Kogo), cibo ottimo anche perché lo chef e lo staff erano in traghetto con noi, quindi cucina francese e pesce locale!. A Corisco c’è un villaggio piccolo ma c’è di tutto, dai piccoli negozi di frutta e verdura (due), la scuola e la chiesa, che ha la curiosa forma di un ferro da stiro. Poi ci sono lunghe spiagge bianchissime ombreggiate da palme e da una vegetazione molto fitta, e niente stabilimenti balneari, niente venditori, e niente turisti: forse il Paradiso è più affollato! Ci si potrebbe stare per ore su questa spiaggia, fra una brezza leggera e un bagno in quelle acque verdi-blu invitanti, e un cucciolo di cane giocoso che ci ha seguiti nel cammino e ora è stanco e lo si riporta a casa in braccio. Dopo un’ottima cena, si torna sulla terraferma con lo stesso traghetto, che parte alle 10 del mattino.

Mongomo, la Cattedrale… di San Pietro!

L’abbiamo vista su Google e quasi non ci credevamo, così una mattina dal Grand Hotel Djiblo ci siamo fatti portare a Mongomo: qui c’è la Cattedrale dell’Immacolata, ispirata a San Pietro di Roma, con i lunghi portici e i marmi italiani all’interno. Una visione inattesa, sorprendente, così come lo è questo lembo d’Africa.
Il 1 aprile 2017 Papa Francesco ha nominato la diocesi di Mongomo e oggi la Chiesa è tenuta benissimo, sia all’interno che all’esterno, e davvero ricorda San Pietro. La piccola città di Mongomo al di là della Chiesa, on offre molto, se non un piccolo mercato dove se vendono per lo più abiti usati, e qualche negozio gestito da cinesi .

E per saperne di pù… il Presidente

Non si può parlare della Guinea Equatoriale senza parlare di Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, nato nel 1942, e Presidente dal 3 agosto 1979, quando succedette a suo zio Francisco Macias Nguema, vincitore delle elezioni presidenziali dopo l’indipendenza dalla Spagna. La situazione era drammatica, l’impronta filo-sovietica dello zio aveva portato ad espatriare circa 100mila persone (circa un terzo della popolazione di allora). Il Presidente ha una famiglia numerosa: gli si attribuiscono 43 figli, molti dei quali adottati, e suo figlio Teodoro (Teodorin) Nguema Obiang è il favorito alla successione.
Quando nel 1968 la Guinea Equatoriale diventò indipendente dalla Spagna, il Paese era poverissimo anche se aveva una grande ricchezza in petrolio: a utilizzarla fu Obiang con un’intuizione che sembrava azzardata, negli anni ’90, ma che si rivelò vincente al punto che oggi la Guinea Equatoriale è il terzo produttore di greggio dell'Africa subsahariana, dopo Nigeria e Angola. Ma vi sono anche giacimenti di diamanti, oro, manganese e uranio.
Qui la natura non va sottovalutata. “La frutta cresce spontanea e abbondante ma non ci sono industrie per la lavorazione, e altrettanto si può dire per la pesca” osserva Catalina Martinez Asumu, ispano- equoatoguineana , Segretario di Stato per il Turismo: creare queste industrie sarà un’altra sfida che il piccolo grande Paese dovrà affrontare.


La Guinea Equatoriale che parla italiano

Vincenzo Presti, general manager (e consulente per il Governo circa il Turismo), con la sua équipe di manager internazionali è alla guida del Grand Hotel Djibloho (/www.grandhoteldjibloho.com), il grande albergo realizzato dal Gruppo Piccini (multinazionale con base a Perugia), con marmi di Carrara e lampadari di Murano.
E’ una grande oasi a ridosso della foresta, con 450 camere e 50 ville, campo da golf, piscine, cinque ristoranti (alla guida c’è l’executive Chef Pasquale Ferrara, straordinario in particolare con il pesce), discoteca, una sala congressi da 1.200 posti ed altre sale, una Spa di 2000 mq., una suite presidenziale di 2.000 mq e persino una clinica medica con due sale operatorie e uno studio dentistico: un complesso costato 350 milioni di euro.
E’ un albergo a ridosso della foresta, e dalla foresta arrivano tre “ospiti fissi”: tre cuccioli di scimpanzé molto socievoli e molto coccolati dai turisti.
Per informazioni sul paese, ospitalità, visti: presti.vincenzo@grandhoteldjibloho.com; agenzia My Time a Montegrotto Terme (av.verna@gmail.com).
All’ambasciata della Guinea Equatoriale a Roma, Nicolas Rolo Biniko (binikorolo@yahoo.it).





















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