Una cattedrale per i grandi vini
Una cattedrale per i grandi vini

LA FORMA è allusiva: una cattedrale incurvata e rivestita di alluminio e vetro che evoca una caraffa, la sinuosità della vite o il movimento circolare del bicchiere nel gesto caro ai veri intenditori di enologia prima di una degustazione. Uno choc estetico: 10 piani, 20 spazi tematici, animazioni multimediali in 8 lingue e vigne rampicanti per quella che dal prossimo 2 giugno sarà la nuova Cité du Vin, la grande vetrina planetaria di bianchi, rossi e rosé. Allegorica e sorprendente. Proprio come Bordeaux che le sta di fronte: la scopri dopo una lunga assenza e devi rivedere l’idea di città mercantile e borghese, ingessata e anche un po’ noiosa. Perché lungo le rive della Garonna niente si perde, tutto si trasforma: non c’è più la coltre nera che un tempo ricopriva i palazzi ottocenteschi affacciati sul Porto della Luna, le strade sono state liberate dal traffico, i moderni tram hanno abbattuto le distanze anche psicologiche tra centro e periferia. Ed eccola la Bordeaux disincantata e sostenibile, che improvvisamente i social e i media internazionali considerano il nuovo posto imperdibile. 
BorFACEBOOK che nel 2015 la promuove «migliore destinazione europea», il New York Times che la nomina seconda assoluta nella lista dei 52 posti del mondo che meritano di essere visitati nel 2016. Una botta di autostima. Lo si intuisce nel quartiere bohemien di Saint-Pierre, pieno di ristorantini e locali glamour, in quello più meticcio di Saint-Michel e tra le stradine degli Chartrons, dove era nato il grande commercio dei vini e dove oggi è tutto un accorrere di antiquari, designer e librai. Impossibile non passeggiare sul lungofiume, specie tra i vaporizzatori, davanti alla scenografica Place de la Bourse e la Bordeaux piena d’acqua che annuncia la sconcertante base sottomarina per gli U-Boat tedeschi, oggi usata come galleria d’arte. Tant’è. Appare tutto più chiaro sulla riva destra della Garonna, sponda marginale della città, oggi laboratorio di eco-abitazioni, colate verdi, caserme militari in rovina trasformate in cittadelle intelligenti, come quella dove si è accasato «Darwin», centro di gravità della nuova Bordeaux, con un ristorante e un emporio bio, spazi di co-working, skate-park e alloggi per artisti. 
UN’EFFERVESCENZA che mette insieme la cultura paludata con la street art, in una Bordeaux che a giorni si regalerà la più grande «Città del Vino» del pianeta e che presto sarà collegata a Parigi con treni velocissimi (2 ore e 5 minuti), destinata a diventare desiderabile più di quanto già lo sia, perché si vive bene, l’Atlantico è a due passi e gli indici di criminalità sono i più bassi di Francia. 

L'assalto degli chef stellati
È RISAPUTO: le città dove si vive bene hanno un ottimo appetito. E a Bordeaux (www.bordeaux-turismo.it) l’appetito è un’evidenza: mai visti tanti chef blasonati esibire il loro talento nella città francese che più di altre sembra stare sotto i riflettori. Era stato Joël Robuchon a firmare, nel dicembre 2014, la cucina di prestigio dell’albergo «La Grande Maison» e in 14 mesi aveva portato sulle rive della Garonna le «2 stelle Michelin» che Bordeaux aspettava da tempo. 
Dopo Robuchon (nei prossimi giorni rimpiazzato da Pierre Gagnaire), altri due grandi arrivi: Philippe Etchebest, star delle trasmissioni gastronomiche d’Oltralpe, al «Le Quatrième Mur», e lo scozzese Gordon Ramsey al «Le Pressoir d’Argent» e dal prossimo 8 giugno anche alla «Brasserie Le Bordeaux». Arrivi che alzano il livello della competizione in cucina, per la gioia di appassionati e turisti. Che la capitale dell’Aquitania sia la nuova food valley di Francia, lo conferma, tra l’altro, anche l’abbondanza di cuochi emergenti: da segnalare Daniel Gallacher del bistrot «Racines», il tandem Mary Henchley e Maxime Rosselin al «Le Chien de Pavlov» e il sorprendente Jérôme Billod del «Dan». Attesissimo il ristorante «Le 7», sulla cima della nuova Cité du Vin: dopo il 2 giugno, c’è da scommetterci, diventerà un must dei gourmand. 

Negli hotel il design diventa un gioco

CONCETTUALI e regressivi, perché a Bordeaux anche gli hotel si mettono a giocare. Ed è subito evidente al «Mama Shelter» (www.mamashelter.com/bordeaux) firmato da Philippe Starck: lunghe file di salvagente multicolore sopra il bancone del bar, biliardini e plafond ricoperti di graffiti, l’aria informale da ostello della gioventù che piace a giovani e manager, intellettuali e alternativi. Strepitoso il design-hotel Seekoo (www.seekoo-hotel.com) che si presenta come un immacolato iceberg, con camere modernissime e iper-connesse. Ma lo è anche l’Yndo Hôtel (www.yndohotel.fr) di Agnès Guiot du Doignon, 12 camere ultra-lusso e una cucina che sorprende. Più intimo e discreto l’Hotel de Tourny di Sandrine e Jean-Philippe (www.hoteldetourny.com) . L’apoteosi è tra le 5 camere della raffinata guesthouse «La Course»: arrivi da turista e ti senti un signore (www.lacourse- bordeaux.fr).

Bicchieri di vino

Se ne contano oltre un centinaio e faticheresti a trovarne così tante anche a Parigi. Ma a Bordeaux, è noto, le vinerie sono più numerose delle panetterie. Tre le imperdibili, il Bar à Vin du CIVB in Cours du XXX Juilliet e L’Intendant in Allées de Tourny. Per gli appassionati di enoturismo c’è la più grande festa del vino del mondo: appuntamento il 23-26 giugno sul lungofiume.

26/05/2016