di Davide Eusebi

Nonno Armando Lucchetti (classe 1915) aveva capito tutto. Tornato dal fronte, nell’ultima conflitto mondiale, aveva trovato la fame nella sua terra, il podere Santa Maria del Fiore a Morro d’Alba, di proprietà del dottor Solazzi, medico ginecologo e tenutario. Armando riprese a fare il mezzadro e soprattutto a innestare le viti, cioé a salvare cloni del luogo piantandoli, come gli avevano a loro volta insegnato gli anziani del luogo quando lo avevano allevato, lui orfano di guerra, e ne avevano fatto un bambino-adulto di campagna. È grazie ad Armando se oggi esiste l’azienda Lucchetti e se possiamo bere Lacrima di Morro d’Alba di eccellente longevità e soprattutto veri perché derivati da quei cloni che lui ha tramandato e che sono arrivati alla terza generazione, a Paolo Lucchetti (foto) che spiega: "Nonno Armando innestava le viti e questo gli permise nel tempo di creare una sua selezione di cloni di Lacrima e di Verdicchio che ancora oggi utilizziamo per i nostri terreni".

L’azienda si estende su 30 ettari, produce 150mila bottiglie ed etichetta 6 vini, di cui 4 Lacrima e due Verdicchi, a regime biologico: "Biologico – spiega Paolo – per noi più che un metodo produttivo è una filosofia. La nostra famiglia segue la produzione dal vigneto alla commercializzazione e lavorare in un ambiente che non fa uso di pesticidi o diserbanti è per noi una ragione etica". La storia dell’azienda è legata a questo vitigno semiaromatico, il Lacrima di Morro d’Alba: "Prima – spiega Paolo – c’era necessità di fare un vino di fresca beva: a ridosso della vendemmia già ci chiedevano la nuova annata. Siamo usciti da questo schema, producendo Lacrima longevi, con anni di affinamento e un carattere identitario". Impresa non semplice: "Il Lacrima – spiega Paolo – è un vitigno complicato da gestire per la quantità di polifenoli e se non è vinificato adeguatamente può acquisire profumi sgradevoli. Insomma puntiamo a lavorare le uve in modo più pulito possibile per fare emergere il territorio. Utilizziamo solo botti in acciaio. Oggi quasi tutte le nostre riserve passano all’interno del cemento, perché rispetta le caratteristiche delle uve. L’ideale per chi cerca di fare vini su misura: a seconda dell’appezzamento e dell’annata la vinificazione cambia. Facciamo macerazioni lunghe, il contatto del mosto con l’uva può durare anche un mese, cerchiamo di estrarre tutto ciò che ci aiuta nell’invecchiamento. Stando attenti che l’estrazione tannica avvenga nell’ultima parte della vinificazione per evitare disarmonie".