Venezia primitiva: l’insediamento lagunare in un codice della Biblioteca Marciana
Venezia primitiva: l’insediamento lagunare in un codice della Biblioteca Marciana
di Franco Cardini Si è esagerato parecchio, sulla "decadenza e caduta" dell’impero romano. È vero tuttavia che l’unità politica di un mondo circummediterraneo caratterizzato da tante forme di disuguaglianza era impossibile a mantenersi e che la reciproca deriva tra la ricca, popolosa, prospera e civile parte orientale e la povera, sempre più spopolata e barbarizzata parte occidentale era si può dir cominciata fino dai tempi di Antonio e di Augusto; e la distanza era aumentata finché, alla fine del IV secolo, il grande Teodosio l’aveva quasi in punto di morte formalizzata affidando l’Oriente al figlio preferito, Arcadio, e l’Occidente al secondogenito Onorio. La pressione crescente di popolazioni...

di Franco Cardini

Si è esagerato parecchio, sulla "decadenza e caduta" dell’impero romano. È vero tuttavia che l’unità politica di un mondo circummediterraneo caratterizzato da tante forme di disuguaglianza era impossibile a mantenersi e che la reciproca deriva tra la ricca, popolosa, prospera e civile parte orientale e la povera, sempre più spopolata e barbarizzata parte occidentale era si può dir cominciata fino dai tempi di Antonio e di Augusto; e la distanza era aumentata finché, alla fine del IV secolo, il grande Teodosio l’aveva quasi in punto di morte formalizzata affidando l’Oriente al figlio preferito, Arcadio, e l’Occidente al secondogenito Onorio.

La pressione crescente di popolazioni germaniche migranti da Est ad Ovest – a loro volta pressate da genti turcomongole che premevano alle loro spalle – consigliò nel 402 Onorio a spostare la sua capitale affettiva da Milano (Roma era stata ormai abbandonata al suo vescovo e alle famiglie senatoriali) a Ravenna, che dalla parte di terra era protetta dalle lagune e dalle sabbie mobili del delta del Po ma il cui florido porto era in contatto continuo con Costantinopoli. Frattanto tutto l’arco costiero tra le foci del Po e dell’Adige e la penisola istriana, basso e insalubre, diveniva ricetto di marinai, di pescatori e di salinatori: povera gente, che sperava di esser lasciata in pace dai razziatori i quali si accanivano sulle ricche città dell’entroterra veneto (la provincia della Venetia romana).

In tal modo si andarono lentamente popolando le isolette della bassa linea costiera formate dall’insinuarsi dell’acqua marina: la “laguna” punteggiata di fazzoletti d’incerta terraferma sui quali si poteva vivere, costruire, coltivare: “Rivo Alto” (Rialto), Grado, Iesolo, Malamocco, Torcallo ed altri.

Secondo una tradizione forse incerta ma divenuta col tempo incontestabile il primo vero e proprio centro abitato fu Rialto con la chiesa di San Giacomo, fondata nel giorno dell’Incarnazione (il 25 marzo) del 421.

Le incursioni unne a metà secolo, quindi l’arrivo degli ostrogoti alla fine di esso e, qualche decenni dopo, l’invasione longobarda del 569-70 convinsero quelle comunità di marinai, cantieristi e pescatori sparsi nelle isole a mantenersi unite stando alla larga dal pugno di ferro dei re e dei duchi longobardi, mentre semmai era al governatore bizantino di Ravenna, l’esarca, ch’esse chiedevano tutela e legittimazione.

E la ottennero. Ebbero anche un vescovo, che s’insediò nell’isola di Castello e che, quando i veneziani rubarono arditamente le reliquie dell’apostolo Marco dalla metropoli egiziana di Alessandria, divenne anche patriarca. L’esarca di Ravenna scomparve: ma non la basileia ton Romaion, l’impero d’oriente, per la quale Venezia fu sempre la "figlia occidentale" primogenita, eternamente incerta tra romano-germanici e bizantini, cattolica con i primi ma col cuore che pulsava vicino al Corno d’Oro. Il suo dux (il doge), di fatto indipendente da tutti, divenne il sovrano eletto a vita di una fiera città repubblicana.

Venezia era ormai, almeno dal X secolo, la Porta d’Oriente: con la sua aristocrazia colta, raffinata e – si diceva – bugiarda e crudele come quella bizantina; ed era maestra di saggia, spregiudicata saggezza politica. Fu così che la Figlia delle Acque divenne Regina del Mare.

Dolorosa contraddizione volle tuttavia che fosse proprio la città di San Marco, nel 1204, ad assestare con la quarta crociata alla grande Costantinopoli un colpo dalla quale essa non sarebbe mai più guarita. Ma questa, commenterebbe Rudyard Kipling, è un’altra storia.