Che sfortuna!
Che sfortuna!

Gli scaramantici non si convinceranno mai, e in fondo va bene così, ma la scienza concorda nel dire che non c'è alcuna correlazione fra venerdì 13 (ma anche venerdì 17) e la malasorte. L'idea però di un giorno sfortunato ha radici molto profonde, che affondano fino a secoli e secoli fa, e non è semplice da sradicare.


Venerdì 13, il giorno della sfortuna

È considerato giorno nefasto soprattutto nella cultura anglosassone, Stati Uniti compresi, tanto da avere consentito al regista Sean S. Cunningham di intitolarci uno dei film horror di maggiore successo (appunto 'Venerdì 13), che ha prodotto undici sequel, una serie TV e poi libri, fumetti e videogame. Al centro della trama, vale la pena di ricordarlo in quest'occasione, c'è un bestione sanguinario e mascherato che ammazza adolescenti.
Il motivo della cattiva nomea di questo giorno ha molteplici spiegazioni. Per esempio, nella mitologia nordica Loki era appunto la tredicesima divinità, la prima crudele con gli uomini dopo dodici che invece ci trattavano con simpatia e benevolenza. Se invece guardiamo all' astrologia assiro-babilonese, scopriamo che il dodici era considerato un numero sacro e di conseguenza quello accanto (curiosamente il 13, non l'11) fu sin dall'inizio associato a qualcosa di sbagliato. Che dire poi dell' ultima cena? Tredici persone a tavola, cioè dodici apostoli più Gesù, con il tredicesimo conviviale (Giuda Iscariota) a fare da traditore e ad avviare gli eventi che porteranno alla crocifissione del figlio di Dio. Che oltretutto muore di venerdì: un dettaglio che non aiuta a comprendere come mai in Sud America il giorno della malasorte non è venerdì 13, bensì martedì 13. Ma questa è un'altra storia.

Venerdì 17, sfortunato pure questo

Tra le giornate porta iella, in Italia va forte anche venerdì 17. Forse perché anche in questo caso il numero è in mezzo al sedici e al diciotto, che i seguaci di Pitagora consideravano numeri perfetti. O forse perché nel Medioevo si verificò un curioso cambio di lettera: in epoca romana, infatti, capitava che le lapidi riportassero la dicitura VIXI, cioè "ho vissuto" e scritta tutta in maiuscolo. Siccome però i numeri romani erano identificati con le medesime lettere, a un certo punto si è persa cognizione del significato VIXI e qualcuno ha iniziato a scrivere male la parola, trasformandola in XVII (appunto 17). Va da sé che se su una tomba trovi scritto diciassette, allora gli scongiuri sorgono spontanei. E si fondono con la questione di Gesù morto il venerdì, completando il quadro della superstizione.