di Michele Mezzanzanica

"Viti coltori, vini cultori", è scritto sul logo aziendale. Un concetto messo in primo piano e sul quale la famiglia Nera insiste molto. "Siamo viticoltori prima che vignaioli, perché il vino si fa con l’uva, non in cantina", scandisce Simone Nera che insieme ai fratelli Stefano e Angela porta avanti l’azienda di famiglia. A forgiare questa filosofia è stato il padre Piero (foto), per tutti Pietro, morto lo scorso anno all’età di 84 anni. E’ stato lui a fondare a Chiuro la casa vinicola Pietro Nera, strutturando l’attività di imbottigliamento e commercializzazione di papà Guido e nonno Bernardo. Siamo in Valtellina, cuore montano della Lombardia, dove tra i 450 e i 700 metri di altitudine si produce il “Nebbiolo delle Alpi”. La varietà locale del nobile vitigno piemontese, qui chiamato Chiavennasca, dà origine a rossi di grande personalità come l’Inferno e il Grumello, il Sassella e il mitico Sforzato di Valtellina. Questo il core business della Pietro Nera, che vanta vigneti di proprietà ma anche 163 conferitori, che produce vini di ottimo livello ma dedica una linea alla grande distribuzione. "Papà era stato intelligente e lungimirante – raccontano oggi i figli Simone e Stefano – continuando ad acquistare vigneti in zone e in anni in cui ci si credeva poco, quando si pensava che il vino si facesse in cantina e non in vigna. Invece sono fondamentali entrambi i passaggi, ma tutto parte dalla vite, dall’uva. Pietro Nera ha contribuito in maniera enorme allo sviluppo vitivinicolo della Valtellina". Nel 1982 Stefano, enologo e agronomo, e Simone, addetto al commerciale e marketing, affiancano alla storica attività di famiglia l’azienda agricola Caven.

"La Pietro Nera è più tradizionale – spiega Simone – ad esempio utilizza solo botti di rovere grande per la maturazione dei Nebbioli. La Caven si distingue innanzitutto perché vinifica solo da vigneti di proprietà, utilizzando per l’affinamento anche legni piccoli come barrique e tonneau". Inoltre, in una terra praticamente monocromatica e monovarietale, alla Caven si sperimentano anche vinificazioni in rosato e spumantizzazioni metodo classico, per stare al passo con l’evoluzione dei gusti dei consumatori. Una produzione di nicchia, 80mila bottiglie l’anno a fronte delle oltre 400mila che escono dalla Pietro Nera, ma significativa per un’azienda che vuole continuare a crescere. "I nostri vini sono venduti per l’80% in provincia di Sondrio – racconta il responsabile commerciale – ma grandi soddisfazioni arrivano da quel 15% di export che ci porta in Inghilterra e Giappone, negli Stati Uniti e a Taiwan. Gli importatori, quando vengono qui, si innamorano della Valtellina prima ancora che del vino".