(Foto: Nastasic/iStock)
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Il più imponente studio mai realizzato sulle biomasse terrestri ci dà la dimensione di quanto sia "piccolo" l'uomo rispetto alla moltitudine di esseri viventi con cui condividiamo il pianeta. L'indagine pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences rivela infatti che l'intera popolazione umana rappresenta solo lo 0,01% della vita sulla Terra. Un dato reso ancora più eclatante dallo sproporzionato impatto ecologico che la nostra specie esercita sull'ambiente, sia per quanto riguarda le risorse consumate che in termini di inquinamento prodotto.

LA CONTA DEL CARBONIO
I biologi dell'Istituto Weizmann, in Israele, hanno passato tre anni a estrapolare e incrociare i dati sulle biomasse già registrate in letteratura scientifica. Nel farlo hanno preso in considerazione solo il carbonio contenuto nelle specie viventi; il che significa che hanno escluso dal conteggio la quantità di acqua presente in piante, animali e altre forme organiche.

UN MONDO A TINTE VERDI
Il censimento del team suggerisce che la biomassa totale del pianeta si assesta circa sulle 550 gigatonnellate di carbonio (Gt C). Di queste, 450 Gt C (più o meno l'80% della biomassa totale) arrivano dalle piante, che dominano il globo surclassando le 70 Gt C dei batteri (15%) e le 12 Gt C dei funghi. Le posizioni appena fuori dal podio sono di competenza degli archibatteri con 7 Gt C e dei protisti con 4 Gt C. Quasi marginale spazio occupato invece dagli animali: appena 2 Gt C.

IL PESO SPECIFICO DEGLI ESSERI UMANI
Per trovare l'uomo bisogna mettere ancora più a fuoco il microscopio: la nostra biomassa totale è infatti di circa 0,06 Gt C. Ma è proprio alla luce di questi numeri apparentemente insignificanti, che si nota come l'evoluzione umana abbia alterato la geografia del regno animale: il bestiame, per lo più bovini e suini, rappresenta infatti il 60% di tutti i mammiferi che popolano la Terra (0,1 Gt C). E quando lo sguardo si sposta sugli uccelli, si scopre che la biomassa del pollame triplica quella dei volatili che vivono liberi in natura. In generale, la biomassa degli animali selvatici è di 0,07 Gt C: quasi 10 volte meno della somma di tutti gli esseri umani.

C'È POCO DA STARE ALLEGRI
L'indagine suggerisce che prima della domesticazione del bestiame e delle innovazioni agricole il paesaggio naturale era molto diverso da come lo conosciamo oggi. Nonostante sia molto difficile fare calcoli precisi, i ricercatori hanno stimato che la civiltà umana avrebbe dimezzato la biomassa delle specie vegetali e ridotto addirittura dell'85% quella dei mammiferi selvatici. Questo drastico appiattimento della biodiversità, concludono gli autori, è purtroppo tuttora in corso, profilando all'orizzonte un'estinzione di massa senza precedenti.