Occhio ai Giganti di Bonifacio Angius, titolo ironico e disperato, unico film in concorso a Locarno 74, opera pura, estrema e insieme inevitabile che non può passare inosservata tra le uscite della nuova stagione, papabile al Pardo d’Oro. In una vecchia casa della campagna profonda di Sardegna, una...

Occhio ai Giganti di Bonifacio Angius, titolo ironico e disperato, unico film in concorso a Locarno 74, opera pura, estrema e insieme inevitabile che non può passare inosservata tra le uscite della nuova stagione, papabile al Pardo d’Oro. In una vecchia casa della campagna profonda di Sardegna, una sorta di bolla esistenziale e insieme storica dell’isola, cinque amici assumono ogni tipo di droga cercando una lucidità impossibile sulla vita e sul destino, fino al delirio di violenza. Tra Beckett, Strindberg e Osborne, il cinema "arrabbiato" inglese, Cassavetes e Abel Ferrara, con un cast formidabile Angius (terzo lungometraggio) filma una bruciante condizione umana, senza mediazioni. Si resta davvero in balia di una tensione con sbocchi non prevedibili, perché tutto sembra guidato dal dolore e dall’istinto. Chiaro, non è una passeggiata.

Dice Angius, 39 anni, di Sassari, che scrive, dirige, interpreta, fotografa e monta il film: "Faccio cinema per dire fino in fondo quello che sento, non mi interessa altro. Da quando esiste l’uomo si parla di vocazione alla autodistruzione. Ma che cosa vuol dire? Da dove viene? Certo, è un flm nato da diverse congiunture e suggestioni legate al triste e sconvolgente periodo che stiamo affrontando. È una storia di dolore, tenerezza, fragilità, furore, ironia e cinismo. Nasce dall’urgenza di mettere a nudo le fragilità dei rapporti umani e di mostrarne il disequilibrio, cercando di illuminarne col cinema i lati più oscuri, nostalgici, sinistri e malinconici".

Silvio Danese