27 apr 2022

Un’Arena piena di Zucchero "Ma il pensiero corre verso Est"

A Verona 14 repliche e poi il tour con 150 date: "In Ucraina e Russia purtroppo no"

andrea spinelli
Magazine
Zucchero (66 anni) all’Arena di Verona
Zucchero (66 anni) all’Arena di Verona
Zucchero (66 anni) all’Arena di Verona

di Andrea Spinelli

Gloria nell’alto dei cieli. Planato l’altro ieri sul palco dell’Arena di Verona in una notte gonfia di pioggia, Zucchero si prepara a resistere in Piazza Bra fino all’11 maggio. In agenda le 14 repliche scaligere del World Wild Tour, che hanno polverizzato in prevendita 145mila biglietti, nell’attesa di proseguire il cammino nel mondo con altri 150 appuntamenti (il 20 luglio alle mura storiche di Lucca) in un anno e mezzo. "Ora i tempi sono quelli che sono e per questo nel bis ripropongo Madre dolcissima con immagini dell’ucraina bombardata e l’introduzione attinta, come nell’ originale, dai tg del ’90 per dire che il tempo passa, ma la natura dell’uomo rimane la stessa".

La sua testimonianza di guerra sta lì?

"Sì, non mi piace fare proclami. Al limite potrei cantare “Putin che ca**o fai“, ma cerco di rendere il concerto più leggero possibile, anche se 6-7 brani, come Sarebbe questo il mondo che sognavo da bambino e Ci si arrende, li ho scelti puntando l’occhio sull’attualità".

Le immagini dell’Ucraina in fiamme sul palco fanno impressione.

"Avevo tappe a Kiev, a Odessa, a Chisinau, a Mosca, a San Pietroburgo, in Bielorussia, ma le ho rimandate: non me la sento. A Est mi sono sempre trovato bene perché russi e ucraini sono popoli che, quando ti scelgono, rimangono poi molto fedeli".

Pene mai fatta dal vivo, Senza rimorso mancava in scaletta da vent’anni...

"Scritte in un momento “non buono“ della mia vita, periodo di Miserere. Le volevo rivivere perché, anche se mi piace godere, in fondo sono uno che soffre. Se no, non avrei fatto blues".

Il 29 maggio suona con Eric Clapton a Berlino.

"Con lui ci conosciamo dal 1989, quando venne a vedermi allo stadio di Agrigento trascinato da Lory Del Santo. A fine concerto me lo ritrovai in camerino, pensavo a uno scherzo e invece. Disse solo tre cose: “fantastic concert“, “fantastic band“, “il mondo dovrebbe vedere questo show“. E mi propose di aprire i concerti del suo tour europeo. La notte dei duetti “Zucchero & Co.“ alla Royal Albert Hall aveva la febbre e mi avvertì che non sarebbe venuto, poi, dopo due ore, richiamò dicendo: “Non posso lasciarti solo, arrivo“. Gesto indimenticabile".

Cosa pensa delle posizioni no vax di Clapton?

"Credo che le tante esperienze affrontate nella vita l’abbiano reso una persona ipersensibile. E fragile. A me non ha provocato reazioni, ma, a sentire lui, la dose gli avrebbe creato dei problemi ai nervi delle mani e la contrarietà all’obbligo vaccinale sarebbe legata a questo. Ognuno reagisce come sente. Non lo biasimo. Probabilmente ha avuto paura".

Lavora con Don Was, produttore tra gli altri dei Rolling Stones. Mai pensato a un duetto con Mick Jagger?

"Come no, ma sarebbe troppo facile chiedere a Don Was di metterci una parola buona. Quell’incontro verrà spontaneamente… e siamo sulla buonissima strada".

Il mondo ora è dei Måneskin?

"Sono molto cool. Il rock era un po’ annacquato ultimamente, quindi ben vengano. E poi avessi il fisico di Damiano…"

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