Madame, al secolo Francesca Calearo, classe 2002: all’Ariston canterà “Voce“
Madame, al secolo Francesca Calearo, classe 2002: all’Ariston canterà “Voce“
di Andrea Spinelli A giugno l’esame di maturità. Ma prima Sanremo. Madame è la millennial più “on the spot” di questo Festival, che affronta con grandissima determinazione e un pezzo destinato a far rumore, una Voce in cui parla della ricerca della propria voce, quindi della propria identità, del trovare sé stessi in mezzo al rumore e al caos dei tempi. A tre anni da quella Sciccherie che l’ha imposta in radio quando era ancora solo una rapper di belle speranze della provincia vicentina, Francesca Calearo gioca la sua carta più importante. Ha poco delle “bad girls” alla Priestess o come altre protagoniste della scena: Chadia Rodriguez, Mara Sattei, Myss Keta, Anna e le altre. "Non faccio musica per emulare qualcuno o per mettermi in qualche contenitore. Anzi, il mio è un contenitore che forse ancora non esiste perché la...

di Andrea Spinelli

A giugno l’esame di maturità. Ma prima Sanremo. Madame è la millennial più “on the spot” di questo Festival, che affronta con grandissima determinazione e un pezzo destinato a far rumore, una Voce in cui parla della ricerca della propria voce, quindi della propria identità, del trovare sé stessi in mezzo al rumore e al caos dei tempi. A tre anni da quella Sciccherie che l’ha imposta in radio quando era ancora solo una rapper di belle speranze della provincia vicentina, Francesca Calearo gioca la sua carta più importante.

Ha poco delle “bad girls” alla Priestess o come altre protagoniste della scena: Chadia Rodriguez, Mara Sattei, Myss Keta, Anna e le altre.

"Non faccio musica per emulare qualcuno o per mettermi in qualche contenitore. Anzi, il mio è un contenitore che forse ancora non esiste perché la fluidità di genere, la fluidità nell’essere non è ancora contemplata. Ci sono volte in cui vesto più da uomo, altre in cui vesto più da donna, a volte in cui mi piace essere sciccosa, altre in cui mi piace avere un mood più da ‘fattona’, ma dipende da tantissime cose. Mi piace sia l’eleganza maschile che quella femminile e le adotto entrambe perché entrambe si adattano bene al mio personaggio".

Voce l’aveva scritta un paio di anni fa come introduzione del suo album d’esordio, in uscita il 19 marzo, invece poi l’ha ripresa in mano per trasformarla in un pezzo da Festival.

"Non mi sono detta: devo andare a Sanremo, che canzone scelgo? Ma ho fatto il ragionamento inverso: ho questa canzone, dove la porto? A Sanremo. Siccome ci credo moltissimo, ho pensato solo di metterci un ‘boost’. È il mio pezzo preferito, una dedica d’amore… per me. Ma potrebbe essere la voce di tantissime persone perché tanti hanno bisogno di ritrovarsi. Questo mi fa pensare che possa meritarsi un palco come quello dell’Ariston".

Che rappresenta per lei quel palco?

"Sono giovane, quindi a Sanremo ho vissuto Mengoni ed Arisa, ma studiando un po’ il festival come si fa coi libri di storia, sono rimasta colpita dalla figura della Berté, perché è una rockstar ed è una donna. Ma anche Vasco di Vita spericolata o la Caselli di Nessuno mi può giudicare. Tutti riferimenti storici che mi intrigano perché mi piacerebbe essere uno di quelli della nuova generazione".

Perché per la serata delle cover ha scelto Prisencolinensinainciusol di Celentano?

"Perché è una rockstar, com’era una rockstar Fabrizio De André, l’artista con cui sono cresciuta. Ho scelto quel pezzo di Celentano per il tema: parla dell’incomunicabilità a scuola. Penso che quando l’istruzione si adeguerà ai tempi, l’istruzione avrà una valenza più alta, perché il mondo è andato avanti mentre la scuola no. Parola di una cantante che avrebbe voluto fare l’insegnante".

A proposito di Caterina Caselli, sua discografica, che consiglio le ha dato?

"Ci siamo viste solo un paio di volte e mi ha sempre fatto i complimenti per i pantaloni che portavo. Buona cosa, perché forse vuol dire che ho buon gusto nella moda e nell’immagine".

Che cosa ha messo nel disco?

"Lo vedo come un quadro dipinto con i tratti della mia storia. Anche se, nonostante la giovane età, non sono riuscita a metterci tutto perché dipende sempre quanta vita hanno i tuoi anni più che da quanti anni ha la tua vita. Una psicanalisi di Madame, una specie di grillo parlante, una specie di patrona che dall’alto giudica la vita di questa adolescente idiota, che fa scelte sbagliate, che fa errori, e la racconta. A scrivere i testi ci ho messo mediamente 10-15 minuti perché sono stati letteralmente dei flussi di coscienza. Un disco di gioia, delusione, con i Pinguini Tattici Nucleari, Fabri Fibra e altri".

A proposito di Fibra, la vostra Il mio amico è il brano più trasmesso al momento in radio. Può essere un vantaggio o uno svantaggio nella prospettiva del Festival?

"Visto che sono ancora abbastanza underground e che non scrivo testi semplici, l’abbiamo pubblicata con l’intento di farmi conoscere un po’ di più dai radioascoltatori nell’attesa del Festival. Poi è esplosa. Pensavo di fare l’insegnante d’italiano, mi ritrovo a fare la cantante perché le vie del Signore sono infinite e non posso che essere contenta così".