di Paolo Pellegrini

Sulla Montagna Incantata nascono vini che sono alchimia tra arte e stregoneria, tra natura e religione (ma al seguito di un Dio immanente, linfa vitale che, secondo Lovelock e la sua "ipotesi Gaia", scorre nelle vene della Terra), tra filosofia e poesia. Vini prodotti con tecniche e materiali antichi, dalla vigna alla cantina dove si vinifica in cemento e in orci di cotto fiorentino e si affina nei legni di tonneaux costruiti apposta. La Montagna Incantata è una collina nel Valdarno Aretino, tra Montevarchi e Bucine. E nel luogo dell’antico Castello di Galatrona sorge la Tenuta di Petrolo, 31 ettari a vigneto per 80mila bottiglie e sei etichette, cinque rossi e un bianco: uno "chateau", gli altri tutti cru di singola vigna perché "a Petrolo non esiste un vino base, esistono solo grandi vini". Destinati per il 95% a Nord America, Europa, Asia. In più ci sono una produzione di Vinsanto, due grappe, e 4.500 olivi per l’olio extravergine. Oggi Petrolo – azienda bio fondata da Gastone Bazzocchi, ingegnere romano che dopo la guerra si imbatté in questa fattoria – è un gioiello della viticoltura che colleziona premi e citazioni. Merito del fondatore, e poi della figlia Lucia che portò tra queste vigne Giulio Gambelli, il guru del Sangiovese, accompagnato da Carlo Ferrini, enologo al fianco di Luca Sanjust (foto), figlio di Lucia, formazione da storico dell’arte approdato a trent’anni sulla collina di Galatrona, "la mia Magical Mistery, lo dico da fan di Bach, di Beethoven e dei Beatles". Luca racconta che nel castello nacque con Nepo da Galatrona una stirpe di maghi e stregoni che tra il ’400 e il ’600 affiancò i vertici della politica. E racconta il lavoro in vigna e in cantina, per portare al massimo livello i gioielli di Petrolo. Lo chateau Torrione, primo nato nel 1988, Sangiovese con piccole quantità di Cabernet e Merlot, e poi i cru di vigna, a partire dal Galatrona, Merlot in purezza. Poi i tre Bòggina. Il C, Sangiovese 100%, paragonato a un quadro di Klee. Il B, che sta per bianco, "il rilancio del Trebbiano – dice Sanjust – che è il vero vino storico di questa zona e della Toscana fin dal 1200, e che lavoriamo come un grande vino di Borgogna". E il Boggina A, "Sangiovese che nasce nel cuore della vigna più bella, sta sulle bucce 6-7 mesi, vinifica e affina in 12 orci da 500 litri, lo facciamo da 10 anni, l’anfora è perfetta per il Sangiovese, consente una microossigenazione continua e costante, un processo alchemico come il ferro che diventa oro, la parola che si fa poesia". Poi il "piccolo" Campolusso, tutto Cabernet", e il San Petrolo, Vinsanto da Trebbiano. Luca Sanjust è anche presidente della doc Valdarno di Sopra, 25 vigneron del Valdarno Aretino, che si allargherà al Valdarno Fiorentino.