Silvio Danese In un certo senso, ancora un film su Diana? La questione è il mito. La principessa, il tradimento, dolore, liberazione e morte. Orrore e pietà, la forza del destino: dunque, la tragedia. Se non vediamo film su Medea o Edipo è perché siamo pieni di film che ci raccontano ancora e sempre Medea, Edipo & Co. Con...

Silvio

Danese

In un certo senso, ancora un film su Diana?

La questione è il mito.

La principessa, il tradimento, dolore, liberazione e morte. Orrore e pietà, la forza del destino: dunque, la tragedia. Se non vediamo film su Medea o Edipo è perché siamo pieni di film che ci raccontano ancora e sempre Medea, Edipo & Co. Con certificata sapienza drammaturgica (script di Steven Knight), Pablo Larrain prende la parte (giusta) per il tutto: i tre giorni del Natale 1993, prima della separazione, nella residenza reale di Sandringham dove Kristen Stewart incarna, in fisionomia, ritmo, stoffe, respiro e abbandoni, con un tocco esclusivo, una Diana ribelle e disperata, compulsiva e soggiogata dalle Leggi del Regno.

Attenzione, per una volta, pur esasperando un po’ il ritratto (il parallelo onirico con Anna Bolena), un film permette di illuminare un punto cruciale della perversione monarchica: la cancellazione dell’identità per un presunto supremo mandato simbolico, un potere svuotato di senso capace di distruggere invece di rappresentare. “Spencer“ corrode una gigantesca proliferazione mitografica.

Stewart da Leone d’oro, certo, ma siamo all’inizio. Famiglia e miti, e che poteri in gioco, anche nel fanta-kolossal “Dune“ di Villeneuve (fuori concorso), due ore e mezzo di tonituantri e a volte coinvolgenti avventure sul pianeta di sabbia, a ricordarci quanto l’antico progetto di Jodorowsky (197375) indicò la strada rivoluzionaria di “Star Wars“, ma appunto, oggi questo è un mega post-it.

La crisi d’identità, il buio della madre sconnessa di Elena Ferrante (“La figlia oscura“), nella trasposizione confusa di Maggie Gyllenhaal: be’, in concorso si poteva evitare.