di Beatrice Bertuccioli "Come si sente professoressa, emozionata?", le domanda il suo fedele collaboratore. Rita Levi Montalcini, che a Stoccolma sta per ricevere il Nobel per la Medicina, risponde: "Inadeguata, mi sento inadeguata". Parte da quel memorabile giorno, il 10 dicembre 1986, il film tv che rende omaggio alla grande scienziata, all’epoca settantasettenne e morta nel 2012 a 103 anni. Nel film diretto da Alberto Negrin, su Raiuno giovedì 26, si ricostruisce la vita di questa donna eccezionale, la sua totale dedizione alla ricerca, mai appagata dai risultati raggiunti. Elena Sofia, la Montalcini è il terzo grande personaggio italiano reale...

di Beatrice Bertuccioli

"Come si sente professoressa, emozionata?", le domanda il suo fedele collaboratore. Rita Levi Montalcini, che a Stoccolma sta per ricevere il Nobel per la Medicina, risponde: "Inadeguata, mi sento inadeguata". Parte da quel memorabile giorno, il 10 dicembre 1986, il film tv che rende omaggio alla grande scienziata, all’epoca settantasettenne e morta nel 2012 a 103 anni. Nel film diretto da Alberto Negrin, su Raiuno giovedì 26, si ricostruisce la vita di questa donna eccezionale, la sua totale dedizione alla ricerca, mai appagata dai risultati raggiunti.

Elena Sofia, la Montalcini è il terzo grande personaggio italiano reale che lei interpreta dopo Francesca Morvillo e Veronica Lario...

"Sì, e interpretare un personaggio vivente o vissuto ti investe di un senso di responsabilità che toglie il respiro".

Per questo film, ogni giorno 4 ore di trucco per invecchiarsi di vent’anni. Poi, come si è preparata?

"Quando, anni fa, sono stata chiamata per celebrare la giornata nazionale della salute della donna, il 22 aprile, giorno della nascita della professoressa, ho pensato che fosse opportuno leggere qualcosa di suo. Così ho comprato tutti i suoi libri e piano piano li ho letti tutti, rimanendo molto affascinata non soltanto dalla figura della scienziata ma anche della donna, e riuscendo a capire alcune cose di scienza che non pensavo di poter capire, avendo una formazione umanistica. Prima del film, un po’ la conoscevo già".

Si è anche fatta aiutare da una delle insegnanti di Tale e quale show.

"Era abbastanza complicato riuscire a ricordarla in maniera delicata, senza farne un’imitazione, tanto più che la mostriamo nell’anno del Nobel e non come è più presente nella nostra memoria, più avanti negli anni. Per questo, per il lavoro da fare sulla voce e sul corpo, mi sono fatta aiutare da Emanuela Aureli. Anche se poi ho proceduto in sottrazione".

Ha ricevuto dei consigli anche dalla nipote, Piera Levi Montalcini?

"Piera mi bacchettava continuamente perché mi diceva, la zia a 78 anni camminava dritta come un fuso. E io le rispondevo, è vero, hai ragione Piera, però, noi tutti la zia la ricordiamo ultra novantenne, sempre un po’ inclinata da una parte, con questa postura tipica. E quindi, ho cercato di fare un po’ una via di mezzo".

Quale l’insegnamento più importante che ci trasmette Rita Levi Montalcini?

"Il messaggio etico, riassunto in una frase di Immanuel Kant che la professoressa teneva sulla sua libreria, Sapere aude, cioè abbi il coraggio di conoscere, che poi è il titolo di uno dei suoi libri. Non solo devi avere il coraggio di conoscere e di esplorare il mondo della scienza come quello della musica, dell’arte, e qualsiasi altro mondo a cui ti dedichi, ma hai il dovere di farlo. Perché noi non siamo solo responsabili di noi stessi ma di tutta la nostra specie, ed è questo che ci distingue dagli altri animali".

Importante ricordarlo adesso.

"Sì, dopo vent’anni di edonismo e di ego ipertrofici in circolazione e nei mesi attuali, in cui tutti i nostri ricercatori stanno facendo le ore piccole per tirarci fuori dalla pandemia, con la stessa passione e abnegazione che metteva la Montalcini. Questo film arriva nel momento più importante, perché è veramente un invito a tutti a non mollare, come ha fatto lei, che non ha mollato mai".