(Foto: someone25/iStock)
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Un team di scienziati della Edith Cowan University, in Australia, ha concepito il primo test al mondo capace di individuare la presenza di un melanoma attraverso le analisi del sangue. Il test ha una precisione superiore all'80% e secondo i suoi ideatori sarà in grado di salvare moltissime vite umane.

IL MELANOMA, IN BREVE
Tra i vari tumori che colpiscono la pelle, il melanoma è il meno diffuso, ma anche il più letale. Si tratta infatti di una neoplasia sempre maligna, che, secondo uno degli ultimi dati disponibili, a livello globale ha provocato quasi 60mila decessi nel 2015. Tuttavia, se identificata nella fase iniziale, la patologia ha un tasso di sopravvivenza del 95%. Per questa ragione la diagnosi precoce si configura come un fondamentale strumento salvavita.

COSA NON VA CON LE BIOPSIE
La ricercatrice Pauline Zaenker ha spiegato che "affidarsi solo alle biopsie può essere problematico: sappiamo che tre esami su quattro danno risultati negativi per il melanoma". Inoltre, "le biopsie sono piuttosto invasive, con un minimo di 1 centimetro quadrato di pelle prelevata dal paziente, e hanno anche costi elevati". Per queste ragioni, Zaenker e colleghi hanno voluto sviluppare un metodo alternativo, basato su un semplice esame del sangue chiamato MelDX, che rileva la presenza di alcuni anticorpi specifici prodotti dal corpo non appena compare un melanoma.

A CACCIA DI ANTICORPI
Per mettere a punto il test, l'equipe ha analizzato 1.627 diversi tipi di anticorpi, riuscendo a stringere il cerchio intorno a 10 di essi, la cui combinazione è ritenuta indicativa della presenza di un melanoma. Successivamente hanno prelevato un campione di sangue da 104 pazienti affetti da tumore cutaneo e 105 soggetti sani, scoprendo che MelDX è effettivamente in grado di scovare il melanoma con una precisione dell'81,5%.

UNA DIAGNOSI PRECOCE DEL MELANOMA
Le prove preliminari hanno evidenziato un tasso di falsi positivi del 16% nei pazienti sani, una percentuale molto inferiore a quella associata alle biopsie. A tale proposito, i ricercatori hanno citato come esempio uno studio del 2012, che aveva rilevato il 76% di falsi positivi in un ospedale pubblico australiano. Nonostante i perfezionamenti necessari, MelDX è destinato a intraprendere la strada della sperimentazione clinica, con l'intento di trovare ufficialmente spazio negli ospedali fra circa tre anni. "L'obiettivo finale è che questo esame del sangue venga utilizzato per fornire una maggiore certezza diagnostica prima di una biopsia e per effettuare screening di routine nei soggetti più a rischio, come quelli con un gran numero nei, con pelle chiara o con la malattia nella propria storia familiare", hanno concluso gli autori.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Oncotarget.