Quando la voce (doppiata) di Gene Wilder in Frankenstein Junior erompe dal silenzio con quella "si… può… fare!" da cui prende le mosse Il farmacista di Max Gazzè, prima dello sguardo stravolto dell’attore americano davanti alla macchina da presa di Mel Brooks ti viene in mente quello vivido ma un po’ stanco di Amadeus davanti alle mille avversità affrontate per condurre in porto questo Sanremo 2021. Pure lui ha creato, infatti, il suo mostro. E il fulmine vitale è scoccato ieri con la presentazione alla stampa delle 26 canzoni in gara all’Ariston (Covid e zone rosse permettendo) dal 2 al 6 marzo. Le pagelle delle canzoni dei 26 big "Il mondo com’era è finito a Sanremo e ricomincerà a Sanremo" è stato il leitmotiv degli ultimi mesi, a cui la...

Quando la voce (doppiata) di Gene Wilder in Frankenstein Junior erompe dal silenzio con quella "si… può… fare!" da cui prende le mosse Il farmacista di Max Gazzè, prima dello sguardo stravolto dell’attore americano davanti alla macchina da presa di Mel Brooks ti viene in mente quello vivido ma un po’ stanco di Amadeus davanti alle mille avversità affrontate per condurre in porto questo Sanremo 2021. Pure lui ha creato, infatti, il suo mostro. E il fulmine vitale è scoccato ieri con la presentazione alla stampa delle 26 canzoni in gara all’Ariston (Covid e zone rosse permettendo) dal 2 al 6 marzo.

Le pagelle delle canzoni dei 26 big

"Il mondo com’era è finito a Sanremo e ricomincerà a Sanremo" è stato il leitmotiv degli ultimi mesi, a cui la Rai ha credito al punto da illudersi di innalzare palchi in piazza e riempire di spettatori navi da crociera, smentito dalla dura realtà di una pandemia che però trova incredibilmente riscontro zero, o quasi, sui 26 inediti destinati a tenere svegli milioni d’italiani fino alle 2 del mattino. Willie Peyote che, in bilico tra Jannacci e Gaetano, avverte "questa è l’Italia del futuro: un paese di musichette mentre fuori c’è la morte" e poi ironizza amaro "riapriamo gli stadi, ma non teatri né live, magari faccio due palleggi mai dire mai" (spiegala ad Ibrahimović) è solo o quasi.

"Nelle canzoni c’è sofferenza, c’è solitudine, ma non posso dire se questo sia legato al Covid" ammette lo stesso Amadeus. Se un tempo al Festival i fiumi erano di parole, infatti, in questa edizione sono soprattutto d’amore; un amore però malinconico, triste, lacerato, sconfitto forse solo da Orietta Berti con un inno di passione eterna al suo Osvaldo deciso a raccogliere la sfida di quello che forse è forse il Festival più giovane della storia. E a creare un ponte intergenerazionale SuperOrietta ci pensa pure con l’aspetto, affidandosi allo stesso "lookologo" di Maneskin e Achille Lauro.

Classica Annalisa, latina Gaia, a cui si affianca lo stile e lo charme di colleghe come Malika Ayane o Noemi che tornano in Riviera per ricostruire una piccola parte di sé. Il più anziano dopo la Berti con le sue 77 primavere è Max Gazzè, che di anni ne ha 53, questo significa che stavolta alla trasversalità del Festival manca un’intera generazione. "Le cose più forti mi sono arrivate dai ragazzi, ma questo non mi ha impedito di avere più generi musicali" spiega il conduttore-direttore artistico "e se stavolta ci sono meno rap e trap e più riferimenti al passato significa che i giovani ascoltano e riscoprono le radici della musica italiana".

Aiello cura i suoi mali d’amore con un antipiretico, l’Ibuprofene, Gio Evan con l’Arnica, mentre Gazzè nell’armadio del suo Farmacista mette trifluoperazina ma anche rimedi omeopatici come stramonio e Fiori di Bach. Dario Faini gioca su un doppio registro: firma col suo nome i pezzi più melodici, Renga e Noemi, e come Dardust quelli più spinti, Irama, La Rappresentante di Lista e Madame. Tormenti per la stessa Madame che con quel "dove sei finita amore" sembra alludere a passioni Lgbt ma poi precisa che è solo un dialogo interiore con se stessa, mentre Bugo nella sua (bella) ballad cita Celentano e Ringo Starr.

Il fischio e il pensiero ("il maestro s n’è andato") di Colapesce e Dimartino portano dritti a Morricone, ma il fenomeno della metacanzone, della canzone nella canzone, affiora pure nel brano de Lo Stato Sociale, che strizza l’occhio ai Clash e a Guccini. Mahmood scrive per Fedez & Michielin (che vanno a colpo sicuro), Pacifico per gli Extraliscio e Malika, Gigi D’Alessio per Arisa. Ghemon spazia tra funky e jazz, Fulminacci sembra guardare al cantautorato anni ’70, così così Fasma, Coma_Cose, Random, Ermal Meta. E infine il graffio alternative dei Maneskin, numeri uno.