3 apr 2022

Un futuro senza Lolita

Mentre si gira la seconda serie tv la creatrice della detective Lobosco guarda oltre: "Scriverò di altro"

giuseppe di matteo
Magazine

Con Terrarossa (Sonzogno, 2022), Lolita Lobosco, il vicequestore nato dalla penna di Gabriella Genisi, ha tracciato il solco della sua nona avventura. Un successo letterario (i libri sono stati recentemente ripubblicati da Feltrinelli) ma anche televisivo. La prima serie, dal titolo Le indagini di Lolita Lobosco e ambientata in Puglia, è stata guardata da milioni di telespettatori. E c’è grande attesa per la seconda serie (sempre interpretata da Luisa Ranieri, che sui tacchi di Lolita cammina senza cadere), di cui sono attualmente in corso le riprese. In verità, di antenati Lolita ne ha molti. A cominciare da Miss Marple, la celebre detective partorita dal talento di Agatha Christie. Del resto, quello poliziesco è un genere letterario fecondo e ricco di varianti, anche territoriali. Non a caso, Lolita è stata più volte paragonata a Montalbano, il commissario che ha fatto la fortuna di Camilleri (e viceversa).

È così o è una banalità?

"È successo sì, ma il maestro Camilleri è inarrivabile. Credo che tutti i giallisti arrivati dal 2000 in poi gli debbano qualcosa. Io stessa, per questo cerco di omaggiarlo con un crossover di Montalbano nei miei libri".

In Terrarossa lei affronta un tema molto delicato: il caporalato. Quanto la letteratura può aiutarci a decifrare la realtà? E secondo lei può riempire dei vuoti?

"La letteratura gialla oggi prova a illuminare dei tratti oscuri contemporanei. Quello che cerco di fare con i miei libri è sensibilizzare i lettori riguardo alcune tematiche sommerse, almeno nei romanzi".

È in cantiere la seconda serie. Cosa si aspetta?

"Spero che bissi lo straordinario successo della prima serie. Lolita Lobosco è entrata nel cuore degli italiani e ne sono felice".

Miss Marple è ispirata alla nonna di Agatha Christie. Lolita a chi si ispira?

"Lolita si ispira alle donne contemporanee, a quelle che ci camminano accanto ogni giorno, a quelle che siedono nelle stanze dei bottoni ma tornando a casa fanno la spesa al mercato".

Tra Luisa Ranieri e Lolita Lobosco c’è affinità? O è solo un ruolo da interpretare?

"Dal mio punto di vista le loro figure si sovrappongono, Luisa ha riconosciuto in Lolita tratti di sé e si è calata perfettamente nel ruolo come in un vestito tagliato su misura".

Al nono episodio letterario di Lolita è arrivato il momento di dirsi addio o il “matrimonio” proseguirà?

"Non nascondo un po’ di stanchezza che probabilmente mi porterà a dilatare le uscite, per il resto in futuro saranno gli stessi lettori a sancire l’addio".

Nel mondo editoriale c’è ormai un’alluvione di commissari, vicequestori, ispettori. Cosa spinge una scrittrice a entrare in un mercato così affollato?

"Quando nel 2006 ho immaginato il personaggio Lolita Lobosco il mercato non era così affollato, soprattutto facevano difetto i personaggi femminili con ruoli dirigenziali. La mia commissaria arrivò per colmare un vuoto. Inventai un personaggio che piacque a un editore (Cesare De Michelis della Marsilio) e diventai una giallista per caso. Per quanto mi riguarda sogno di scrivere altro e spero di concretizzare altri progetti nei prossimi anni; per quel che riguarda l’aspetto editoriale direi che l’offerta si adegua alla richiesta. I lettori amano moltissimo il crime".

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