L’ultimo libro di Silvia Avallone pubblicato da Rizzoli in novembre. è “Un’amicizia“ (ph. cr. Jean-Luc Bertini)
L’ultimo libro di Silvia Avallone pubblicato da Rizzoli in novembre. è “Un’amicizia“ (ph. cr. Jean-Luc Bertini)

"L’amore è accettazione soprattutto, accettazione dell’altro". E costruzione dell’identità dice quasi fosse mantra di esistenza Silvia Avallone, penna che morde e ammalia. Cioccolatini, lumi di candele e trucco disegnato con il compasso per la cena degli innamorati sono orpelli declassabili a "rituali rischiosi" che ribadiscono a suo dire una sorta di subalternità della donna. Per Silvia il giorno di chi si vuol bene è tutti i giorni, nella malta che salda i sentimenti con la pazienza certosina del rispetto, succo d’amore tra i più rari. Parla d’amore con l’astrazione scientifica della donna matura, al netto degli anni ancora verdi, e si legge lontana la formazione dolce e pratica dell’acciaio di rude provincia toscana.

Un’amicizia è il suo ultimo lavoro. E noi a quel laccio ci agganciamo per cominciare.

Silvia, è più rischiosa un’amicizia o un amore?

"Io credo che l’amicizia sia un qualcosa da rivalutare. Perché può aiutarci a ripensare il rapporto di coppia".

In che modo?

"L’amicizia, salvo casi eccezionali, non è possessiva, è piuttosto un laboratorio continuo di emozioni, è specchio, confronto, sogno".

Abbiamo capito che la cena di San Valentino non rientra fra le sue priorità...

"Più che altro non sopporto certe ritualità. Come il fatto che la donna debba per forza essere elegantissima, che si vesta per piacere, che debba essere impeccabile. Ci vedo ancora la logica della principessa sulla torre che deve dimostrare qualcosa. Per me l’amore è altro. Il rispetto nei confronti di una donna è la vera forma d’amore. Quella che consente di accompagnarsi nella vita".

L’accettazione dell’altro per com’è?

"Certo, il non servirsene. Questa è la vera parità di genere".

Qual è l’ostacolo più grande che s’incontra scrivendo d’amore? Si rischia di essere ogni volta banali?

"Dipende da cosa si scrive. Io scavo molto nelle disuguaglianze, parlo di amicizia, confronto. Dobbiamo guardare in faccia la realtà: in molte coppie ci sono scorie che derivano da rapporti alienanti, dove la donna è ancora quella che deve stare in cucina, badare ai figli, essere impeccabile. Non è così. Anche l’uomo può cambiare un pannolino, anche l’uomo può piangere. Anzi, dirò di più. È un suo diritto".

Cosa possono fare le donne per aiutarsi?

"Lottare dentro casa. Far valere i propri diritti. Se non risolviamo gli squilibri domestici non risolviamo niente neanche nella società".

Lei è cresciuta in un piccolo centro, Biella. Le dinamiche dell’innamoramento e poi dell’amore sono diverse nelle realtà dove tutti si conoscono rispetto a una grande città?

"Questa è una domanda difficile. Non ricordo grandi differenze tra i luoghi dove più ho vissuto, Biella, appunto, Piombino e Bologna. Forse però in provincia si giudica di più e questo può cambiare certi comportamenti. Nelle città più grandi c’è maggiore libertà, questo è chiaro. Pensiamo a Bologna che è un’officina di vita, di espressione".

Parliamo di tradimenti. Si può perdonare?

"Io credo che l’onestà sia alla base di tutto".

Peggio chi confessa dopo aver detto una grande bugia o chi tace e mantiene una vita parallela?

"Non si può pensare a un’intera vita senza cadere. Confessare a chi ti ama una caduta, superare il momento insieme può essere anche una cosa bella. Mentire invece è rendere una vita non vera, solo virtuale".

Insomma in definitiva che ne pensa della festa di San Valentino?

"Penso sia un qualcosa da ridisegnare. Vanno visti i rituali cancellando, anche quando è taciuto, il meccanismo di preda e conquistatore. Ripensiamo alla festa come l’amore celebrato dal rispetto e dalla verità".

Lei e suo marito festeggerete?

"Beh, il nostro San Valentino è tutti i giorni. È andare avanti, crescere la nostra bambina, affrontare insieme le quotidianità. Ci si ama davvero quando si affrontano le cose insieme".