Foto: Jafar Panahi Film Productions
Foto: Jafar Panahi Film Productions
Ci sono film ai quali calza a pennello la definizione di cinema d'essai e certamente l'iraniano 'Tre volti', di Jafar Panahi, è uno di questi: sarà probabilmente visto solo da coloro che amano un cinema che mette in secondo piano l'intrattenimento per privilegiare uno sguardo etico sul mondo, ma meriterebbe una platea più vasta. Ha esordito durante il Festival di Cannes 2018 (dove ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura) e adesso, dopo essere stato programmato da altre 44 kermesse, esce nelle sale cinematografiche italiane, il 29 novembre.

TRE VOLTI, IL FILM

'Tre volti' è un film con una evidente natura drammatica, che però non è sottolineata dal regista e sceneggiatore Jafar Panahi, il quale anzi cerca quando possibile di adottare una certa leggerezza. La storia è quella di una celebre attrice iraniana (Behnaz Jafari) che si reca in un remoto villaggio al confine con la Turchia, scortata da un autista (Jafar Panahi): è preoccupata per una giovane ragazza che vive lì e che vorrebbe intraprendere la carriera artistica, per la quale è dotata, ma che è osteggiata in questa scelta dalla famiglia.

IL TRAILER


UN FILM INSCINDIBILE DALLA VITA VERA
Per comprendere pienamente 'Tre volti' bisogna considerare ciò che è accaduto a Jafar Panahi, che nel corso della sua carriera ha avuto spesso problemi con le autorità che rappresentano la Repubblica Islamica dell'Iran. Il culmine è avvenuto nel 2010, quando, per aver appoggiato pubblicamente la protesta della cosiddetta "rivoluzione verde", è stato imprigionato e condannato a sei anni di carcere (poi ridotti a uno) e a un divieto ventennale di realizzare film, concedere interviste e lasciare il paese. Aggirando queste imposizioni, ha comunque girato, fra mille difficoltà, alcune pellicole (per esempio 'Taxi Tehran' e proprio 'Tre volti'), che in un secondo tempo è riuscito a fare uscire clandestinamente dall'Iran.

FINZIONE E REALTÀ
Si spiega in questo modo la realizzazione povera, "rubata" e quasi documentaristica di 'Tre volti', con Behnaz Jafari e Jafar Panahi che interpretano loro stessi e non un personaggio. Di conseguenza, la vicenda di una ragazzina, aspirante artista, che affronta le resistenze della sua famiglia e della sua comunità diventa il contraltare di un autore che sta realizzando illegalmente il proprio film, osteggiato da istanze simili a quelle che opprimono la giovane protagonista. 'Tre volti' è insomma un'opera che si interroga sul senso del fare cinema e sulle possibilità che ha di modificare il contesto nel quale nasce e viene realizzato.

IL PARERE DI CHI L'HA VISTO
La vicenda personale di Jafar Panahi ha inevitabilmente riverberato nelle recensioni del film, che in media sono state più che positive. Molti hanno sottolineato che 'Tre volti' non è all'altezza di 'Taxi Tehran' (2015), ma che comunque rappresenta un raro esempio di lotta civile che non si mette in primo piano: Panahi privilegia il racconto, non se stesso e la propria storia, e mette in scena una narrazione asciutta e realistica che ha una sua tenuta anche per lo spettatore che dovesse entrare in sala senza conoscere i retroscena della sua realizzazione.

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