Si può arrivare all'identità di un utente dalle sue playlist: un rischio per la privacy
Si può arrivare all'identità di un utente dalle sue playlist: un rischio per la privacy

Roma, 1 maggio 2021 - Dimmi che musica ascolti e ti dirò chi sei. Anzi: possono bastare tre canzoni a caso di una playlist per identificare la persona che le ha scelte, anche senza conoscerla. Lo ha determinato un curioso esperimento di due università israeliane, una sorta di 'Indovina chi' a base di rock e hip hop, nato sulla spinta di una preoccupazione per la privacy. Ossia, le grandi compagnie (ad esempio Google, Apple e Spotify) danno in pasto ai loro algoritmi preferenze e cronologie degli utenti, rese anonime privandole delle etichette personali: nome, username, eccetera. Ma non è una protezione sicura: sono sufficienti le "briciole" di informazioni indirette, come appunto le abitudini di ascolto, per risalire all'utente.

I ricercatori non hanno nemmeno dovuto mettere in campo chissà quale avanzata intelligenza artificiale, come quelle a disposizione dei servizi di streaming che utilizziamo tutti i giorni. Hanno invece coinvolto 150 studenti che si conoscevano solo in modo superficiale, suddivisi in quattro gruppi. Ai partecipanti è stato chiesto di identificare cinque degli altri membri del gruppo, che potevano vedere ma con cui non potevano comunicare, basandosi su tre canzoni selezionate dalla loro playlist preferita. I gusti musicali erano i più disparati, dalla musica israeliana al rock, al pop e all'hip hop internazionale (Beatles, Pink Floyd, Beyoncé, Ariana Grande, Kendrick Lamar, Eminem…).

L'esito ha sorpreso gli stessi ricercatori: il tasso di precisione nell'identificare i compagni si assestava fra l'80% e il 100%. Sebbene il campione fosse limitato, il risultato andava al di là della semplice concomitanza di ipotesi azzeccate tirando a indovinare. Gli studiosi non sono stati in grado di stabilire quali fattori abbiano portato a conclusioni così accurate, ma hanno trovato conferma alla loro ipotesi: che già solo le preferenze musicali forniscono indizi sufficienti.

"La musica può diventare una forma di caratterizzazione, e anzi addirittura un fattore di identificazione", spiegano; "Fornisce a società commerciali come Google e Spotify una serie di informazioni aggiuntive e approfondite sugli utenti delle loro piattaforme. Nel mondo digitale in cui viviamo, i risultati dello studio dimostrano che esistono implicazioni di larga portata in merito a violazioni della privacy, in particolare perché le informazioni sulle persone possono essere dedotte da una fonte del tutto inaspettata e che quindi è priva di protezione da simili violazioni".

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Telematics and Informatics.