Anna Magnani in “Roma città aperta” (1945): via Montecuccoli al Pigneto, Roma
Anna Magnani in “Roma città aperta” (1945): via Montecuccoli al Pigneto, Roma
C’è una pagina Facebook che è una miniera di fotografie, di aneddoti, di storie nelle quali chi ama il cinema si può perdere, e il naufragar gli è dolce in questo mare. Si chiama "Lost in Location", perduti nelle location. Vi compaiono foto di luoghi nei quali sono stati girati film amati, scolpiti nella memoria di tutti. In sovrapposizione, un fotogramma del film e il luogo così com’è oggi. A volte sono identici, a volte è cambiato quasi tutto. Ogni foto è un viaggio, un tuffo nella memoria, un piccolo atto di amore per il cinema. Chi ha scattato quelle foto è un ragazzo di quarant’anni: Domenico Palesse, abruzzese di Sulmona, ma a Roma da una vita. È, naturalmente, innamorato del cinema. Soprattutto della commedia italiana: da Totò a...

C’è una pagina Facebook che è una miniera di fotografie, di aneddoti, di storie nelle quali chi ama il cinema si può perdere, e il naufragar gli è dolce in questo mare. Si chiama "Lost in Location", perduti nelle location. Vi compaiono foto di luoghi nei quali sono stati girati film amati, scolpiti nella memoria di tutti. In sovrapposizione, un fotogramma del film e il luogo così com’è oggi. A volte sono identici, a volte è cambiato quasi tutto. Ogni foto è un viaggio, un tuffo nella memoria, un piccolo atto di amore per il cinema.

Chi ha scattato quelle foto è un ragazzo di quarant’anni: Domenico Palesse, abruzzese di Sulmona, ma a Roma da una vita. È, naturalmente, innamorato del cinema. Soprattutto della commedia italiana: da Totò a Verdone, ai film di Fantozzi, le commedie di Ettore Scola, Benigni e Troisi.

Con le sue ricerche, si è conquistato un pubblico sempre maggiore di appassionati, su Facebook e anche su Instagram, sempre con il nome "Lost in Location", che ovviamente echeggia il titolo del film di Sofia Coppola Lost in Translation. E, pochi giorni fa, sono arrivati anche i complimenti di Carlo Verdone. Perché è andato a scovare l’attico di Borotalco. Quello in cui Angelo Infanti-Manuel Fantoni accoglie Verdone. E gli parla "della sua vita, come un’Odissea" e di quella decisione di imbarcarsi "su un cargo battente bandiera liberiana".

Domenico, quando ha iniziato a cercare location di film, e a fotografarle?

"Si sono incrociati vari sentimenti: la mia passione per il cinema, la curiosità di vedere luoghi che hanno segnato la mia adolescenza di spettatore. E il mio lavoro di giornalista di cronaca, che mi ha portato spesso in giro. Ogni volta che andavo in una città, pensavo ai film che sono stati girati lì. Scattavo delle foto. E poi ho iniziato a postarle sui social, a fine 2019".

Che effetto fanno, visti oggi, quei luoghi?

"Emozionano quasi sempre. È come se, raggiungendoli, mi rendessi anche io protagonista di film che hanno segnato la nostra vita. È come se tu varcassi la famosa “quarta parete”; è come se tu entrassi dentro il film. Ti ritrovi dentro lo scorcio di strada dove inizia I soliti ignoti, o nella strada che hanno percorso Audrey Hepburn e Gregory Peck nella loro corsa in Vespa in Vacanze romane, nella piazza dove passavano Benigni e la Braschi in La vita è bella. Sono arrivato anche a trovare la finestra della casa al primo piano dove Fantozzi chiede: “Scusi… chi è che ha fatto palo?”. E non ho resistito alla tentazione di rifare quella scena, con un amico videomaker che la ha immortalata".

E in che condizioni le ha trovate?

"Dipende dalle zone e dal momento. In generale, c’è poca attenzione al ricordo delle pellicole cinematografiche. Al di là dei classici, e di tre o quattro luoghi che tutti conoscono, lontano dal centro di Roma non c’è nessuna segnalazione. In qualche luogo, come il balcone di Fantozzi, c’è una piccola targa dei fan, ma niente di “ufficiale”. A Roma fecero un esperimento, apponendo delle segnalazioni in alcuni luoghi di film mitici: oggi sono quasi tutte divelti".

Il cineturismo non sarebbe una grande occasione?

"Sì. Penso a Brescello per Don Camillo e Peppone, o ai luoghi di Montalbano. Dopo Chiamami col tuo nome, Crema è stata invasa dai turisti. Ma c’è un potenziale immenso e non sfruttato. Un tour nel forte di Bard, in val d’Aosta, dove hanno girato The Avengers o nei luoghi di Amici miei a Firenze quanta gente attrarrebbe?".

Le foto dei luoghi che lei ritrae combaciano perfettamente con i fotogrammi del film.

"Sì: scelgo prima il fotogramma del film, quello che mi porta alla mente una battuta, un’emozione. Lo stampo, vado sul posto, e cerco di trovare la prospettiva giusta. Faccio combaciare le due immagini, e poi con il telefono scatto. È tutto made in iPhone!".