Tim Roth (60 anni) ieri al museo del Cinema di Torino
Tim Roth (60 anni) ieri al museo del Cinema di Torino
di Giovanni Bogani "Tutto quello che ho fatto, nella mia vita, è stato ‘incidental’, casuale", dice Tim Roth. "È tutto successo per caso. Poi ci è voluta tanta determinazione, però, sì. Che cosa serve a chi vuole iniziare a fare del cinema? La forza di non mollare mai. E anche, sì, una buona dose di fortuna. La fortuna, il caso, contano sempre molto". E come per caso, Tim Roth era ieri a Torino, come un turista qualunque. Con la moglie, la stilista Nikki Butler. Con T-shirt e mascherina, a visitare il Museo egizio, per poi approdare al Museo del cinema. Dove ha tenuto una masterclass, sollecitato dalle domande del direttore del Museo del cinema, Domenico De Gaetano, e da Grazia Paganelli. Fra pochi giorni, Roth sarà a Venezia, protagonista – insieme a Charlotte Gainsbourg – del film in concorso Sundown, del messicano Michel Franco. Il caso, come dice lui. Ma anche un grande...

di Giovanni Bogani

"Tutto quello che ho fatto, nella mia vita, è stato ‘incidental’, casuale", dice Tim Roth. "È tutto successo per caso. Poi ci è voluta tanta determinazione, però, sì. Che cosa serve a chi vuole iniziare a fare del cinema? La forza di non mollare mai. E anche, sì, una buona dose di fortuna. La fortuna, il caso, contano sempre molto".

E come per caso, Tim Roth era ieri a Torino, come un turista qualunque. Con la moglie, la stilista Nikki Butler. Con T-shirt e mascherina, a visitare il Museo egizio, per poi approdare al Museo del cinema. Dove ha tenuto una masterclass, sollecitato dalle domande del direttore del Museo del cinema, Domenico De Gaetano, e da Grazia Paganelli. Fra pochi giorni, Roth sarà a Venezia, protagonista – insieme a Charlotte Gainsbourg – del film in concorso Sundown, del messicano Michel Franco.

Il caso, come dice lui. Ma anche un grande talento ha fatto sì che Tim Roth diventasse uno degli attori più iconici del suo tempo. Sessant’anni compiuti lo scorso maggio, faccia ancora da ragazzino, lo sguardo beffardo, che ti scruta dentro come nella serie Lie to Me. Agli inizi degli anni ’90, Tim Roth era mr. Orange, in quel cult sbucato dal nulla, Le Iene di Quentin Tarantino. Recitava affogato in una pozza di sangue dall’inizio alla fine del film, rantolava, ed era da standing ovation. In Pulp Fiction, sono sue le scene di apertura e chiusura.

Con quel volto, Tim Roth può correre sul filo, fra commedia e dramma. Generazione fortunata, la sua: negli stessi anni, in Gran Bretagna nascono i suoi colleghi Gary Oldman, Daniel Day-Lewis e Colin Firth. Di questi Fantastici quattro lui è il più lieve, suadente, ironico, ambiguo. Tarantino lo ritrova in The Hateful Eight. Giuseppe Tornatore ne fa il suo pianista sull’Oceano, nel film tratto da Novecento di Alessandro Baricco.

Mr. Roth, che effetto le fa aggirarsi nel Museo del cinema?

"Meraviglioso. Ho curiosato dappertutto, ho guardato i cimeli degli inizi del cinema, e gli oggetti di prima che il cinema nascesse: i giochi di ombre cinesi, le Lanterne magiche, le fantasmagorie. E quella meravigliosa mostra di fotografie di attori italiani, dalle dive del Muto agli attori contemporanei. Ho trovato tutto molto poetico".

Ci sono dei momenti della storia del cinema che ama di più?

Quali?

"Molto spesso la sera, con mia moglie Nikki, ci mettiamo a guardare dei film degli anni Venti e Trenta. Adoro quel cinema coraggioso e sperimentale".

Beh, anche lei fa parte della storia del cinema: film come Pulp Fiction e Le Iene sono ormai dei classici, adorati, citati, imitati. Lei è fra i protagonisti di quei film, è parte di quella storia.

"Ahahah! - ride (ndr.) - . È meraviglioso far parte della storia del cinema, ma è stato un caso, come tutto quello che è accaduto nella mia vita. Da ragazzino, a Brixton, nel Sud dell’Inghilterra dove sono cresciuto, c’era un cineclub dove proiettavano film bellissimi e folli, di Andrzej Wajda o di Andrej Tarkovskij. E mai, mai avrei pensato di fare anche io dei film folli, e magari anche belli".

Nella sua carriera ha mai sentito momenti difficili, la voglia di mollare tutto?

"Moltissime volte. Ho vissuto mesi e mesi da disoccupato, mesi in cui non sapevo come pagare l’affitto. Ma ho sempre pensato, anche quando facevo la fame, che forse c’era qualcosa dietro l’angolo. Quando stavo per mollare, mi dicevo ‘resisti ancora’. Ho resistito, e qualcosa dietro l’angolo è apparsa".

Adesso dietro l’angolo c’è la Mostra del cinema di Venezia, dove arriverà il 5 settembre, protagonista di uno dei film in concorso, Sundown di Michel Franco. Che tipo di esperienza è stata?

"Abbiamo girato in Messico, a Città del Messico e ad Acapulco. Città del Messico è uno dei posti più duri e selvaggi del mondo: incredibilmente affollato, pieno di movimento. E di crimine. Michel Franco è un regista straordinario, sensibile, onesto, con uno sguardo acuto sulle cose. È stato bellissimo lavorare con lui".

Sua partner nel film è Charlotte Gainsbourg. Come è stato lavorare con lei?

"Facilissimo. Charlotte è una delle persone migliori che ho conosciuto nel mondo del cinema, dove in realtà non ho tanti amici. Invece con lei ci sentiamo ancora, parliamo di lei, dei suoi cani, non parliamo di cinema ma di vita".

Ai ragazzi che vogliono fare cinema quale consiglio darebbe?

"Sentirete molti ‘no’ nella vostra vita. Beh, non lasciatevi abbattere da quei ‘no’. Continuate a insistere, e prima o poi ce la farete".