Carmen Pierri vince The Voice 2019 (LaPresse)
Carmen Pierri vince The Voice 2019 (LaPresse)

Carmen Pierri, sedici anni. Bella estensione in alto, istinto, perché la tecnica vera è un’altra cosa. E alle voci di The Voice 2019 manca sempre qualche centesimo per arrivare a un euro. Parlando con il direttore di Raidue Carlo Freccero delle cose che hanno funzionato quest’anno, da un format ribaltato con successo (voto 8) al rilancio di Simona Ventura (voto 7 ma in finale 6), a una giuria che è andata oltre i pregiudizi (voto 9), la selezione delle voci (6-) era la vera voce dolente del progetto. Diablo (5) arrivato quarto, non ha mostrato nulla (disastroso e banale in “Relax”, incapace di seguire una linea melodica) e che sia stato scelto da Morgan (voto 9) è un mistero glorioso. Miriam (6 1/2) è grezza ma ha almeno personalità e voce espressiva, il fatto che Elettra Lamborghini (8), l’abbia portata avanti va a suo onore. L’unica con una voce matura, peraltro.

Perché Brenda (6), mandata da Guè Pequeno (8) a scalare “At Last” di Etta James (che ne sa Gué di Etta James) è mancata sulle basse, vuoti di emissione, banalità nelle alte. Imprecisa. Lei è forse soul, Etta James no. Deve studiare come tutti quelli entrati a The Voice, ma la qualità vera non si vede (il possibile progetto di Miriam sì). Veniamo a Carmen che ha vinto. Ha sedici anni, non ha studio, non ha tecnica, ha una voce che sale dritta, facilmente, meno dettagli e colori. Manca nelle note basse, non ha gusto quando vuole metterci del suo. Normale a quell’età, meno se vinci The Voice. Di certo Gigi D’Alessio (9) l’ha aiutata nell’autostima e protetta. Quando però canti Beyoncè e Aguilera il confronto è impietoso. Come quando confronti i finalisti con quelli di X Factor, la distanza è abissale. Amici è diverso, ha trazione diretta sul mercato, vince Sanremo e altro, ha cambiato i criteri di scelta. Dipende. Sanremo Giovani ha portato negli ultimi anni artisti interessanti e protagonisti, al debutto, della scena musicale, da Ultimo a Mahmood.

Carlo Freccero mi ha detto che “The Voice è un vero programma di musica”. Se togliamo la mediocrità delle voci in gara ha perfettamente ragione. L’uso dell’orchestra, degli archi dal vivo, la generosità di Morgan e Gigi D’Alessio, l’improvvisazione, il divertimento sono un plus importante. “The Power of Love” con Morgan, un geniale e ancora esplosivo Holly Johnson (Frankie Goes to Hollywood), sezione d’archi, è stato un momento di musica sublime. Rivedibili coreografie e scenografie. Simona Ventura era tornata a fuoco, nella finale sempre inutilmente sopra le righe. Non ne ha bisogno. So che Carlo Freccero (9) vuole lavorare sulle debolezze del format, mi fido di lui.