Un test rapido per scovare i superbatteri nel sangue
Un test rapido per scovare i superbatteri nel sangue

Roma, 16 novembre 2020 - Un gruppo di ricercatori statunitensi ha messo a punto un test super rapido per rilevare se nel sangue di un paziente sono presenti dei superbatteri resistenti agli antibiotici. Il responso arriva in un'ora, contro le attuali ventiquattr'ore richieste dagli esami diagnostici più efficienti in circolazione. Questo consentirebbe ai medici di trovare in anticipo la cura migliore, evitando di sprecare antibiotici che non funzionano.

Il nuovo test, progettato da un team multidisciplinare formato tra gli altri da ingegneri, biologi molecolari ed esperti di ottica, si basa su un microchip di un centimetro quadrato, che sfrutta delle molecole fluorescenti progettate per legarsi al DNA batterico. Tutto ciò che serve è un campione di sangue, che prima di essere analizzato viene messo in una centrifuga (il cosiddetto processo di frazionamento), per separare i batteri dagli altri emocomponenti. Quando le molecole fluorescenti incontrano dei geni che conferiscono resistenza agli antibiotici, il chip 'si accende' come un semaforo, riuscendo a segnalare fino a tre diversi tipi di superbatteri simultaneamente.

Il grande vantaggio di questo test è legato alla possibilità di intervenire sull'infezione in tempi rapidi. "Durante la fase di diagnosi, il tempo stringe", ha dichiarato l'ingegnere Aaron Hawkins, coautore dello studio. "Per ogni ora che passa senza intervenire sulla malattia, la possibilità di sopravvivenza diminuisce di circa il 7%. Bisogna capire subito cosa stai combattendo, in modo da somministrare la terapia giusta". I ricercatori sono già al lavoro con una start up per rendere al più presto il loro kit disponibile sul mercato.

In un momento storico in cui la pandemia da Coronavirus ha (giocoforza) monopolizzato il dibattito scientifico, l'antibiotico resistenza rimane purtroppo una delle maggiori minacce per la sicurezza sanitaria globale da qui ai prossimi decenni. Come noto, gli esperti stimano che in mancanza di contromisure adeguate sul piano diagnostico e terapeutico, i batteri resistenti agli antibiotici arriveranno a uccidere 10 milioni di persone nel mondo ogni anno nel 2050, a fronte delle 700.000 vittime attuali (di cui 33.000 nei Paesi UE).

La ricerca è stata pubblicata su Lab on a Chip.