Foto: RoschetzkyIstockPhoto / iStock
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Roma, 4 gennaio 2021 - In un contesto in cui gli effetti del riscaldamento globale stanno diventando sempre più minacciosi, si tende a parlare poco di un fenomeno da non sottovalutare: la subsidenza. Si tratta di un lento ma progressivo sprofondamento del fondo terrestre o marittimo. Un movimento verso il basso della piattaforma continentale che, entro il 2040, potrebbe interessare quasi 2 persone su 10, con effetti pericolosi su parecchie città costiere.

A rivelarlo è un recente studio finanziato dall’Unesco, che ha messo in luce i rischi della subsidenza nel caso in cui gli esseri umani non dovessero intervenire repentinamente sui territori più interessati. Entro il 2040, questo fenomeno geologico potrebbe colpire il 19% degli abitanti del nostro Pianeta. Nei prossimi decenni lo sprofondamento del suolo associato all’innalzamento del livello del mare e alla siccità (due effetti diretti dell’aumento delle temperature) esporrà parecchie città costiere a inondazioni sempre più distruttive. Un esempio è la situazione di Giacarta, capitale dell’Indonesia, che negli ultimi 10 anni è affondata di 2,5 metri, costringendo il Governo indonesiano a una decisione sotto certi versi drastica: trasferire la capitale da Giacarta a una nuova città che sorgerà nel bel mezzo dell'isola del Borneo.

Come intervenire

La subsidenza, i cui effetti sono quindi amplificati dal riscaldamento globale, non riguarda però solo le città costiere del Pacifico, ma anche l’Europa. Nel nostro continente, infatti, il fenomeno di cui stiamo parlando ha una responsabilità del 25% nel degradamento sotto il livello del mare dei Paesi Bassi. Ciò dimostra che le regioni costiere pianeggianti sono le più a rischio. Per limitare i danni, spiega il leader della ricerca Gerardo Herrera-García, bisogna imporre delle leggi che limitino l’uso dei sistemi di pompaggio d’acqua nell’agricoltura: “Le aree molto popolose e che necessitano di irrigazioni hanno bisogno di prelevare l’acqua dalle falde acquifere nel sottosuolo. Quando si preleva l’acqua, la ricarica naturale della falda acquifera è inferiore al volume d’acqua che si sta estraendo: il pompaggio d’acqua accelera l’affondamento della superficie”, ha spiegato l’esperto del Geological and Mining Institute of Spain.