Foto: SeppFriedhuber / iStock
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Un nuovo rapporto del WWF, frutto di un lungo studio, ha rivelato una tendenza senza dubbio preoccupante e che potrebbe avere un impatto negativo sulla regione del Polo Nord. Lo scioglimento dei ghiacci, infatti, sta progressivamente creando una sorta di “nuovo oceano”, che però è già minacciato dalla pesca e dalle attività estrattive dell'uomo. Insistere e non intervenire con programmi di tutela dell'ambiente, secondo l'organizzazione ambientalista internazionale, potrebbe stravolgere la biodiversità della regione.
Ma cosa sta succedendo effettivamente?

UNA ZONA SEMPRE PIÙ A RISCHIO
Il rapporto del WWF, presentato durante la conferenza Sustainable Blue Economy di Nairoby, è il risultato di una serie di studi riguardanti l’impatto dell’uomo sulle risorse naturali del Mar Glaciale Artico. Si tratta di un report che punta a orientare i governi e le aziende verso soluzioni di business sostenibili all’interno di quest’area così a rischio a causa del surriscaldamento globale. Il documento spiega che la fusione dei ghiacci dovuta al surriscaldamento globale sta creando quello che, a tutti gli effetti, potrà essere definito un nuovo oceano. Che è una fonte di business per nazioni e aziende.

Simon Walmsley, del Programma Artico del WWF, ha spiegato che il cambiamento climatico sta rendendo l’Oceano Artico più accessibile che mai, ma l’Artico rimane una regione remota, un posto rischioso per fare business. Quindi è necessario applicare un approccio sostenibile, prima che si avviino imponenti attività di business: “possiamo aiutare a prevenire gli impatti più negativi per questo ecosistema estremamente vulnerabile”.

ALLARME BIODIVERSITÀ
La zona del Polo Nord e del Mar Glaciale Artico, che dà vita a questo oceano Artico, è la casa di 633 specie di pesci e di 34 specie di mammiferi, e la maggior parte delle popolazioni indigene del posto sopravvive grazie alla pesca. Questa straordinaria biodiversità, secondo il WWF, potrebbe essere messa a serio rischio. Il motivo? Le aziende commerciali e gli Stati stanno già approfittando per fare business in un modo per nulla sostenibile. Negli ultimi 15 anni, non a caso, si sono registrati 1000 miliardi di dollari di investimenti per sfruttare a proprio vantaggio la crescente accessibilità (a causa del clima e della minor presenza di ghiacci) della zona del Polo Nord.

“Le popolazioni indigene che in molti casi vivono di pesca vedranno minacciata la loro sopravvivenza. In attesa che decisioni a livello intergovernativo e sovranazionale vengano prese, anche noi come consumatori possiamo adeguare i nostri comportamenti di acquisto in modo da influenzare il mercato in una direzione sostenibile”, ha spiegato Giulia Prato di WWF Italia.