In molti luoghi del Giappone le masse di turisti sono un problema
In molti luoghi del Giappone le masse di turisti sono un problema
I giapponesi hanno una soglia di tolleranza verso la maleducazione molto bassa. In particolare, la pazienza verso i turisti stranieri incivili è agli sgoccioli: comportamenti che in altri paesi del mondo vengono in qualche modo digeriti, perché il denaro del turista è sacro, qui no. E così, le orde disordinate e cafone stanno spingendo alcuni siti di richiamo turistico a una soluzione radicale: rifiutare l'ingresso ai gruppi di stranieri.

Vari esempi dei provvedimenti di messa al bando dei turisti, sempre più frequenti in tutto il paese, sono raccontati in un articolo dell'Asahi Shimbun. Prendiamo il caso del tempio Nanzoin, celebre per una colossale statua del Buddha reclinato lunga 41 metri.

Una decina di anni fa hanno cominciato ad arrivare tutti i giorni fra i venti e i trenta bus di turisti, sbarcati dalle navi da crociera che approdano nella vicina città di Fukuoka. Indifferenti ai richiami alle buone maniere e irrispettosi della sacralità del luogo, fra musica alta, gente che sguazza nella cascata riservata ai monaci o che si arrampica sugli edifici, i visitatori maleducati sono diventati un costante fattore di disturbo che ha allontanato pellegrini, devoti e abitanti della zona.

Una situazione insostenibile, tanto che il Nanzoin nel 2016 ha deciso di chiudere le porte alle comitive di stranieri. Viceversa, i visitatori singoli e i piccoli gruppi, qualunque sia la loro provenienza, sono ancora i benvenuti.

Altrettanto ha fatto il tempio di Yatsushirogu, vicino a Kumamoto, che nel 2017 ha stabilito di rimanere chiuso nei giorni di massima affluenza degli stranieri (che, anche in questo caso, sbarcano in massa dalle navi da crociera). Dopo gli sforzi dell'amministrazione pubblica locale di educare i turisti a mantenere comportamenti più consoni, il tempio ha poi rivisto la sua posizione e si è risolto a rimanere sempre aperto.

La questione è delicata, perché questi divieti si possono configurare come una forma illegale di discriminazione e rischiano di diffondere nel paese diffidenza verso i turisti stranieri. E il problema potrebbe esacerbarsi ulteriormente: il governo punta a raggiungere la quota di 40 milioni di visitatori nel 2020 (l'anno delle Olimpiadi di Tokyo), una crescita enorme rispetto ai 30 milioni del 2018.


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