Nancy Brilli
Nancy Brilli
Milano, 28 giugno 2021 - Nancy Brilli, in che cosa è impegnata in questo momento? "L’Accademia Nazionale di Danza vuole celebrare l’anniversario di Dante e per questo si stanno preparando dieci video dedicati al quinto canto dell’Inferno, quello di Paolo e Francesca. Io ne interpreto qualcuno. Sto anche allestendo uno spettacolo musicale, una specie di serata d’onore, che dovrebbe andare in scena questa estate, all’aperto. Il titolo sarà Dove osano le fate". Perché non la si vede più in tv? "Potrei chiederlo io a lei. Con Mediaset abbiamo fatto dei bei prodotti (Il bello delle donne, Matrimoni e altre follie). In Rai sono quindici anni che non lavoro. Le sembra normale?". Lei ha vissuto un’esperienza tragica da bambina: sua madre è morta di tumore quando lei aveva 10 anni. È cresciuta con nonna Isolina che era rigida... "Anche un po’ più di rigida o severa. Era maschilista: tutto ciò che riguardava le donne non era favorito. Mentre io dovevo sudarmi i soldi per comprarmi un motorino di seconda mano, a mio fratello era permesso prendere il brevetto di pilota. È un miracolo che oggi non ci detestiamo, io e lui". Per molto tempo lei ha creduto di non poter avere figli, a...

Milano, 28 giugno 2021 - Nancy Brilli, in che cosa è impegnata in questo momento?

"L’Accademia Nazionale di Danza vuole celebrare l’anniversario di Dante e per questo si stanno preparando dieci video dedicati al quinto canto dell’Inferno, quello di Paolo e Francesca. Io ne interpreto qualcuno. Sto anche allestendo uno spettacolo musicale, una specie di serata d’onore, che dovrebbe andare in scena questa estate, all’aperto. Il titolo sarà Dove osano le fate".

Perché non la si vede più in tv?

"Potrei chiederlo io a lei. Con Mediaset abbiamo fatto dei bei prodotti (Il bello delle donne, Matrimoni e altre follie). In Rai sono quindici anni che non lavoro. Le sembra normale?".

Lei ha vissuto un’esperienza tragica da bambina: sua madre è morta di tumore quando lei aveva 10 anni. È cresciuta con nonna Isolina che era rigida...

"Anche un po’ più di rigida o severa. Era maschilista: tutto ciò che riguardava le donne non era favorito. Mentre io dovevo sudarmi i soldi per comprarmi un motorino di seconda mano, a mio fratello era permesso prendere il brevetto di pilota. È un miracolo che oggi non ci detestiamo, io e lui".

Per molto tempo lei ha creduto di non poter avere figli, a causa della endometriosi. Ha anche detto di aver avuto molta fede. La nascita di suo figlio è stata più merito dei medici o delle sue preghiere?

"L’aspetto della fede è stato un po’ esagerato. Diciamo che mi sono molto concentrata per avere questo figlio. Vedevo una luce piccolina là in fondo e miravo lì, a quella luce. Poi è nato Francesco. Ma non ho avuto un’illuminazione divina: ho subito molte operazioni, una cura ormonale intensa".

Lei è una mamma tigre o chioccia?

"Sono una mamma italiana che vuole bene a suo figlio, ma ritengo che sia un grave errore essere amici dei figli. È bellissimo fare le cose insieme ma sapendo che non si è l’amica del cuore. Sa che può contare sempre su di me, ma ci vuole il rispetto reciproco del figlio verso il genitore e viceversa. Con l’amico fai le goliardate, con il genitore no. Le gerarchie sono importanti".

Lei vorrebbe che suo figlio seguisse le sue orme...

"Mi piacerebbe molto vederlo recitare, ma oggi studia fashion business. Più che a me assomiglia a nonna Erminia, la moglie di Nino Manfredi (Nancy Brilli ha avuto il figlio con Luca Manfredi, figlio dell’attore, ndr)".

La ricordiamo meravigliosa in quel film stupendo che è stato Compagni di scuola di Carlo Verdone. Che cosa ricorda di quel set?

"La sofferenza dei capelli! Io sono molto molto riccia, ma il ruolo prevedeva che avessi i capelli lisci e biondi. Quindi li dovevo decolorare e poi piastrare più volte al giorno. Giravamo in una villa molto umida, di notte: un incubo per i miei capelli!".

Un ricordo di Gigi Proietti.

"Un maestro, un caro amico. Insieme facemmo Italian Restaurant, girato metà a Torino e metà a New York. Quando sul ciak ho visto il mio nome accanto al suo ho pensato: ecco, questo è qualcosa di davvero importante".

Vi vedevate anche fuori dal set.

"Eravamo vicini di casa a Ponza. Lui stava girando Il maresciallo Rocca e aveva acquistato un gozzo che aveva chiamato appunto ‘Il maresciallo’. Ci portava in barca e noi lo supplicavamo di fare qualche pezzo. Lui si schermiva ma alla fine cedeva. Prendeva un asciugamano, se lo metteva in testa e ci faceva Totò. Lo usavamo come un juke-box dei suoi pezzi più divertenti".

A che cosa è sopravvissuta?

"Alla morte di mia madre, al fatto di crescere senza un ordine, senza sapere chi seguire, allo stare tanto da sola, all’endometriosi, al tumore... Le basta?".

Che cosa le disse una volta De Laurentiis?

"Che il cinema è un lavoro per maschi. Gli chiesi perché i produttori non puntassero mai sulle donne. Molte sono bravissime, ma mai protagoniste. Perché? Mi rispose: “Le donne non portano pubblico al cinema“. E si fece una risata".

Da allora le cose sembrano cambiate almeno un po’...

"Un po’. Ci sono bravi attrici che sono diventate protagoniste, per esempio Paola Cortellesi che con suo marito è riuscita a creare un gruppo di lavoro ben affiatato. Ma per una che c’è riuscita ce ne sono 50 che non ce la fanno".

Ha detto che vorrebbe lavorare con Almodóvar.

"È un regista che le donne le capisce. Capisce anche la nostra follia. Io ho la fortuna di piacere alle donne. Per una bionda con le forme della femmina non è scontato. Ma capiscono la mia ironia, la capacità di prendersi in giro. Quando ho iniziato a lavorare non era così: se eri spiritosa dovevi anche essere brutta. Un luogo comune radicato. Vogliamo parlare delle registe? Pochissime".

Il primo film in cui recitò fu Claretta di Pasquale Squitieri. Come fu l’impatto con il cinema?

"Mi sembravano tutti matti. Era un film con grandi finanziamenti, sul set c’erano persino i carri armati. Non capivo niente, mi sembrava un gran gioco con lunghissime pause di noia. Se non sei protagonista assoluto passi il tempo ad aspettare. Mi piace recitare ma il set è faticoso".

Per fortuna cinema e teatri stanno riaprendo.

"Molti hanno visto il problema dalla parte degli utenti, ma non da quello dei lavoratori. Conosco una signora di 65 anni che per 40 è stata sarta per il mondo dello spettacolo. Durante la pandemia si è messa a fare la rider, zaino in spalla, sul motorino. Lavoro rispettabilissimo, ma forse non adatto a una signora di 65 anni".

Lei per molti anni ha taciuto le molestie di cui era stata vittima. Perché?

"Raccontare certe cose non è facile per niente. Magari ci riesci solo un giorno, un anno, dieci anni dopo. In realtà non è stata una vera e propria molestia. Mi sono stati rivolti degli apprezzamenti volgari nella presunzione che se sei un’attrice col produttore ci devi stare".

Il #MeToo è stato positivo?

"È servito a spostare un confine, un po’ come le quote rosa. Certo, ci sono state persone che hanno cavalcato l’onda per far parlare di sé, ma l’iniziativa è stata positiva. È servita a smuovere le coscienze. Fino ad allora si pensava che l’attrice è per forza una che ci sta. Manco per niente".