19 gen 2022

Sulla montagna sacra, là dove abita Dio

Nel suo nuovo libro Franco Cardini analizza i luoghi in cui l’uomo nel corso dei secoli ha cercato (e trovato) la presenza del divino

franco
Magazine
“Testamento e morte di Mosè“ (1482) di Bartolomeo della Gatta e Luca Signorelli
“Testamento e morte di Mosè“ (1482) di Bartolomeo della Gatta e Luca Signorelli
“Testamento e morte di Mosè“ (1482) di Bartolomeo della Gatta e Luca Signorelli

di Franco Cardini Il tema della sacralità della montagna è un tema sacro di carattere universale, dinanzi al quale i confessionalisti di qualunque religione sono diffidenti, ma che si riflette fenomenologicamente in moltissimi culti antichi e moderni (senza dubbio in tutti i principali sistemi mitico-religiosi che a livello antropologico noi conosciamo), dall’antico Egitto all’antica Cina al Giappone all’India alla civiltà babilonese alla Grecia al mondo celto-germanico, fino alle culture dei native Americans, che com’è noto sono del resto collegate a quelle uraloaltaiche della preistoria. La montagna domina la terra e si approssima al cielo; dall’alto di essa, lo sguardo spazia tutto attorno. Da ciò derivano i suoi tre caratteri simbolici: può essere inviolabile sede divina; può venir scalata, in quanto tramite fra il mondo terreno e quello celeste (ma, quando nel suo seno si celi una grotta, anche fra cielo, terra e mondo infero); può venir intesa come centro, perno, fulcro, asse attorno al quale l’universo si ordina. In quanto sede divina, la sua inaccessibilità rende blasfemi i tentativi di conquistarla: si pensi al mito dei titani che tentano la scalata all’Olimpo. Perciò la montagna può esser luogo di manifestazioni teofaniche o cratofaniche. In quanto tramite, essa è imparentata con i simboli indicanti ascesa o comunque passaggio: essa è, nel senso della verticalità, quel che il ponte è in quello dell’orizzontalità. Ascendendo la montagna, come passando il ponte, si accede da un mondo all’altro: da quello terreno a quello celeste, da una riva all’altra. Passare da un mondo all’altro significa mutar stato dell’essere: è fatto iniziatico. Ascendere la montagna può simboleggiare il percorso della vita e quindi il traguardo finale della morte, ma anche il raggiungimento dell’immortalità o addirittura la divinizzazione. Se poi, una volta giunti sulla cima, se ne ridiscende, si torna fra i nostri simili mutati qualitativamente: come Mosè ...

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