Un esemplare di squalo martello
Un esemplare di squalo martello

Un gruppo di ricercatori della Florida State University ha dimostrato che gli squali possiedono un gps biologico, che permette loro di nuotare lungo le rotte invisibili tracciate dal campo magnetico della Terra. La ricerca, pubblicata sulla rivista Current Biology, aiuta a spiegare perché gli squali possano viaggiare per migliaia di chilometri, riuscendo comunque a tornare ogni anno nello stesso luogo per nutrirsi, riprodursi e partorire.

Dopo molte ipotesi al riguardo, il lavoro coordinato dall'oceanografo Bryan Keller è il primo a fornire prove concrete sull'effettiva capacità degli squali di sfruttare il magnetismo terrestre per sapere dove si trovano. La "pistola fumante" è stata fornita da un esperimento condotto con 20 giovani esemplari di Sphyrna tiburo, una specie appartenente alla famiglia degli squali martello. Keller e il suo team li hanno catturati nelle acque di St George Sound, un'insenatura a largo della Florida, per poi trasferirli in una grossa piscina circondata da fili di rame. Ciò ha permesso ai ricercatori di generare un campo magnetico artificiale, che simulasse un punto dell'oceano situato a circa 600 chilometri a Sud dal luogo della cattura.

Rispettando quelle che erano le attese, gli squali martello hanno risposto in modo compatto ai segnali magnetici, orientandosi tutti verso Nord, con l'intenzione di riprendere la rotta per George Sound, la loro casa estiva. La simulazione si è avvalsa di numerosi strumenti tecnologici per monitorare il comportamento degli animali, tra cui telecamere subacquee, sensori per controllare gli schemi del sonno e software per le analisi statistiche.

Gli autori dello studio ritengono molto probabile che questo sistema gps si sia evoluto anche in altri tipi di squali, ancora più propensi del Sphyrna tiburo a percorrere grandi distanze in mare. Nel 2005 uno squalo bianco è stato ad esempio seguito in un viaggio di andata e ritorno tra il Sudafrica e l'Australia: la crociera si è svolta quasi interamente in linea retta, suggerendo l'esistenza di un sesto senso magnetico al pari di uccelli marini, aragoste e tartarughe.

Per quanto i risultati siano convincenti, Keller e colleghi sottolineano la necessità di ulteriori approfondimenti, e puntano ora a replicare gli esperimenti con specie diverse, al fine di rafforzare la loro tesi.