La paura esagerata degli squali ostacola i progetti per la loro conservazione
La paura esagerata degli squali ostacola i progetti per la loro conservazione

I serpenti uccidono 60mila persone all'anno, i cani oltre 17mila, i coccodrilli mille, gli ippopotami 500. Gli squali? Sei (6). Eppure, a causa della cattiva stampa di cui godono e dei numerosi ruoli da supercattivi al cinema, nell'immaginario collettivo li vediamo come predatori bramosi di sangue umano. Un ritratto poco veritiero, e sembra che finalmente una maggiore consapevolezza della loro effettiva pericolosità per l'uomo stia cambiando la nostra percezione nei loro confronti: in una recente classifica delle "cose più spaventose dell'oceano" gli squali non sono nemmeno saliti sul podio e sono finiti al quarto posto, dietro all'annegamento, ad altri animali come meduse, granchi e pastinache (pesci velenosi simili alle razze), e alle acque profonde.

Frutto di un sondaggio su quattrocento persone condotto dalla University of South Australia, la graduatoria ha sorpreso i ricercatori che davano per scontata la vittoria dei grandi predatori marini. "Abbiamo visto tutti 'Lo squalo' e abbiamo letto i titoli sensazionalistici sugli attacchi degli squali", dice una delle autrici, Brianna Le Busque, specializzata in psicologia della conservazione degli animali; "Considerata la loro rappresentazione sui mass media, verrebbe facile pensare che l'incontro con uno squalo rappresenti per tutti la paura principale".

Invece i risultati del sondaggio sono proporzionati ai pericoli reali in cui possiamo incappare in mare aperto: "È promettente vedere che le paure della gente in realtà sono allineate con le probabilità statistiche di queste minacce. Ogni anno muoiono molte più persone per annegamento, piuttosto che per interazioni fatali con uno squalo", e meduse e pastinache costituiscono un pericolo molto più concreto e comune dei pesci carnivori.

Riuscire a sradicare dalle teste l'immagine dello squalo come il babau dei mari è fondamentale per riuscire a garantirne la protezione, tanto più che oggi molte specie sono sull'orlo dell'estinzione. "Sappiamo che la gente, se ha paura degli squali, è meno propensa a supportare iniziative di conservazione e più propensa a sostenere dannose strategie di contenimento", spiega Le Busque, "Dobbiamo ridurre la percezione del pericolo posto dagli squali in modo che rispecchi meglio la realtà".

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Journal of Environmental Studies and Sciences.