Giovanni Morandi Per quanto non sia facile disporne non possiamo vivere senza verità. Ne abbiamo bisogno come dell’aria. E per cercarla – raggiungerla è un’altra cosa – servono determinazione, coraggio, fiuto e almeno un giornale. È successo quando Tommaso Besozzi (chi lo conosce? Fu un grande giornalista) dettò al giornale un...

Giovanni

Morandi

Per quanto non sia facile disporne non possiamo vivere senza verità. Ne abbiamo bisogno come dell’aria. E per cercarla – raggiungerla è un’altra cosa – servono determinazione, coraggio, fiuto e almeno un giornale. È successo quando Tommaso Besozzi (chi lo conosce? Fu un grande giornalista) dettò al giornale un attacco che ribaltò la storia del bandito Giuliano. “L’unica cosa certa è che è morto”. Tutto quel che era stato raccontato erano solo frottole. Stessa musica per le dimissioni di Nixon dopo che ad una guardia giurata non era sfuggita una banalità, l’effrazione ad una porta, una notizia da niente che condusse due giornalisti del Washington Post dentro lo scandalo Watergate. Il merito di questi risultati va sempre al giornale, che non ha creduto alle verità ufficiali, che ha diffidato, che ha dato fiducia ai suoi uomini, che non si è arreso, che ha continuato a cercare, che ha respinto le pressioni, che ha saputo intercettare il sostegno dei lettori. Sebbene la ricerca sia ancora all’inizio, è successo così anche per la morte di David Rossi, il responsabile della comunicazione di Mps, la più antica banca del mondo, precipitato dalla finestra del suo ufficio a Siena. In modo volontario? A otto anni dall’archiviazione come suicidio, il caso è stato riaperto grazie all’impegno della stampa che non ha solo raccontato ma ha incoraggiato, ha cercato i dubbi e i sospetti. Come è accaduto con Lady Diana e non è detto che ogni volta venga ribaltata la verità. In casi come questi però il giornale, più di ogni altro media, ha la possibilità di avere i tempi giusti per scavare, ribaltare, dimostrare. O almeno ha la possibilità di provarci.