Il movimento degli spermatozoi è simile a un cavatappi
Il movimento degli spermatozoi è simile a un cavatappi

Roma, 12 agosto 2020 - Gli spermatozoi dell'uomo non nuotano ondeggiando come anguille: era tutta un'illusione ottica in cui siamo cascati per secoli. Sfruttando moderne tecnologie 3D, un team di scienziati ha sfatato il mito scoprendo che invece procedono ruotando su se stessi, con un movimento simile a un cavatappi o a una "lontra giocosa che si avvita nell'acqua".

Le origini del mito

Alla fine del Seicento lo scienziato olandese Antonie van Leeuwenhoek, il padre della microbiologia, fu il primo a identificare gli spermatozoi, "dotati di una coda che, quando nuotano, oscilla con un movimento simile a serpente, come anguille nell'acqua". E d'altra parte, osservando gli spermatozoi dall'alto in due dimensioni, la percezione del moto del flagello (la coda) è esattamente questa. L'immagine si è cementata così nell'immaginario giungendo immutata fino a oggi.

La fine dell'illusione ottica

Gli scienziati della University of Bristol e della Universidad Nacional Autonoma de Mexico hanno analizzato il movimento degli spermatozoi sfruttando il meglio della microscopia 3D e una videocamera ad alta velocità capace di riprendere 55mila frame al secondo. Hanno quindi ricostruito in un modello virtuale a tre dimensioni, e sorpresa: la coda in realtà è storta e pende da un solo lato. Battendola rimanendo a "muso" dritto, lo spermatozoo si troverebbe a girare su se stesso, e addio corsa all'ovulo. Per avanzare, quindi, si avvita su se stesso come una trottola.

"Gli spermatozoi umani hanno capito che se ruotano mentre nuotano, proprio come delle lontre giocose che si muovono a spirale nell'acqua, 'pareggiano' l'azione della coda da un lato solo e così procedono in avanti", spiega uno degli autori dello studio, Hermes Gadelha. "La rotazione rapida e sincronizzata dello spermatozoo causa un'illusione ottica quando viene osservato dall'alto con microscopi 2D", continua, "il flagello sembra avere un movimento da un lato all'altro, appunto come l'anguilla evocata da Leeuwenhoek". Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Science Advances.