Domenica 14 Luglio 2024

Sotto il Rombo del terremoto. Morte e rinascita in Friuli

Un terremoto sconvolge il Friuli nel 1976: Esther Kinsky racconta le sensazioni, i segni premonitori, gli effetti oggettivi e la ricostruzione. Una tragedia che ha lasciato un rumore forte, cupo, sordo e sinistro nella memoria di chi l'ha vissuta.

Sotto il Rombo del terremoto. Morte e rinascita in Friuli

Sotto il Rombo del terremoto. Morte e rinascita in Friuli

Un rumore forte, cupo, sordo, sinistro, che invade l’aria. Non si sa donde provenga, non si capisce cosa stia accadendo. Intanto i vetri delle finestre tintinnano, il pavimento ondeggia, i piedi vacillano, la testa gira; un attimo, e lo sai: è il terremoto. Tutto può crollare, e tu puoi finire travolto. Fuggi, talvolta rimani paralizzato, incapace di connettere. Se va bene, dopo pochi istanti la belva tellurica si acquieta. Ritorni allora a respirare, ma con la paura tremenda che possa ricominciare di lì a poco. Quel rumore ti attanaglia: se camperai cent’anni, lo avrai sempre in mente. Proprio del boato e del dopo racconta, con mille sfumature, la scrittrice tedesca Esther Kinsky in Rombo (Iperborea): per bocca di Silvia, Adelmo, Toni, Mara, Olga, Gigi, Lina, rievoca il sisma che il 6 maggio 1976 squassò il Friuli.

Nel ricordo, i testimoni ricostruiscono sensazioni interiori ed effetti oggettivi, segni premonitori personali o collettivi, che hanno preceduto la zampata del mostro: l’abbaio continuo dei cani, il caldo afoso, le strane raffiche di vento. Elementi probabilmente inessenziali, amplificati dalla memoria, perché, dice Olga, "forse è stato tutto più breve e rapido di come lo sto raccontando, le parole durano più degli eventi".

Davanti agli occhi stanno ora calcinacci ammucchiati, case squarciate, nugoli di polvere. Domina la morte. Alcuni bestie colgono l’aspetto terrifico di quest’inferno: le capre, intelligenti, si sono sistemate in un posto sicuro, ma tremano strette l’una all’altra. Gli uccelli, invece, sono meno spaventati, perché, dice ancora Olga, "a loro non può accadere nulla, lassù in cielo, e non hanno neppure la percezione della terra che hanno gli altri animali". Dopo la tragedia, il silenzio: irreale, quasi che tutto sconfini nel sogno. I giorni seguenti affiorano gli incubi: un sapore strano in bocca, come calce, e la sensazione di star soffocando sotto le macerie. Ci si rimette in piedi, e pian piano arriva la ricostruzione. Per il Friuli è stato così: ma per tanti altri luoghi?

Giuseppina La Face