di Francesco Franchella La storia dimenticata di Michelangelo Antonioni giace negli scatoloni e negli scaffali del’Archivio storico di Ferrara e della Cineteca di Bologna. Povero e indimenticabile regista, ci sono 47mila pezzi: la sua biblioteca, le pellicole, l’epistolario, il materiale fotografico di film e documentari, premi e collezioni personali, scritti, sceneggiature, appunti, opere pittoriche. Un patrimonio inestimabile, acquistato dal Comune nel 1998, ma che non ha ancora trovato quell’ampio spazio espositivo di cui necessiterebbe. Uno scenario che non ha lasciato indifferente il gruppo di ferraresi firmatari della petizione “Reopen the Michelangelo Antonioni Museum in Ferrara“,...

di Francesco Franchella

La storia dimenticata di Michelangelo Antonioni giace negli scatoloni e negli scaffali del’Archivio storico di Ferrara e della Cineteca di Bologna. Povero e indimenticabile regista, ci sono 47mila pezzi: la sua biblioteca, le pellicole, l’epistolario, il materiale fotografico di film e documentari, premi e collezioni personali, scritti, sceneggiature, appunti, opere pittoriche.

Un patrimonio inestimabile, acquistato dal Comune nel 1998, ma che non ha ancora trovato quell’ampio spazio espositivo di cui necessiterebbe. Uno scenario che non ha lasciato indifferente il gruppo di ferraresi firmatari della petizione “Reopen the Michelangelo Antonioni Museum in Ferrara“, denunciando l’attuale immobilismo, con l’obiettivo di riaccendere i riflettori sul materiale, ad oggi, conservato in archivio e tabù per il pubblico. Si può dire: un vero e proprio spreco.

Va detto che lo scorso anno l’attuale amministrazione di Ferrara ha inaugurato il sito dell’Archivio Michelangelo Antonioni e nel frattempo venivano chiuse le pratiche per iniziare i lavori nella probabile futura sede del Museo: Palazzo Massari, ma resta il fatto che ormai da anni e anni la storia di Antonioni resta negli scatoloni.

A proposito di Palazzo Massari: il complesso, gravemente danneggiato dal terremoto del 2012, è tuttora in attesa di importanti interventi di restauro, che dovrebbero iniziare quest’anno e terminare entro il 2023. Solo allora il materiale dell’archivio troverà la sua definitiva destinazione.

Ma ne siamo sicuri? Chiusa la questione del “quando“, si apre quella del “dove“. In questo frangente è la vicenda dello stesso regista che fa eco. E lo fa attraverso la moglie, Enrica Fico, che indica come sede più adatta per il museo, non Palazzo Massari, bensì Palazzina Marfisa, uno dei gioielli rinascimentali della città estense. "Tutte le volte che passavamo per la Marfisa – racconta Enrica Fico – gli venivano le lacrime agli occhi: è il luogo della sua adorata adolescenza, di quando era felice a Ferrara. Lì giocava a tennis con Bassani. Amava molto quell’eleganza".

In effetti, da questo punto di vista, Palazzina Marfisa sembra il luogo più adatto per attirare turisti da tutto il mondo: "Diventerebbe un fiore all’occhiello per Ferrara, un luogo aperto a tutti. A Palazzo Massari non potrei invitare nessuno, non c’è neanche una sala per le proiezioni adeguata, mentre io ho immaginato un museo moderno e magnifico, dove potremmo chiamare chiunque: chi non accetterebbe quando si riceve un invito a vedere i luoghi di Antonioni e Bassani?"

Lo sforzo economico sarebbe notevole, Palazzina Marfisa necessita di un restauro importante: "Ne sono consapevole – continua l’attrice – e infatti ho contattato Martin Scorsese, chiedendogli un aiuto per i posti di Antonioni, Ferrara inclusa, e se vogliamo invitare Scorsese, ci toccherà avere una saletta per le proiezioni elegante e adatta". Il Comune di certo non si tirerà indietro. "Siamo pienamente allineati con le richieste della Fico – afferma Marco Gulinelli, assessore alla cultura di Ferrara – adesso capiremo come muoverci: le sue riflessioni vanno ascoltate e ci sono valutazioni che vanno fatte, ma per questo porteremo gli architetti sul luogo, un luogo magico che si identifica con tutte le tematiche del regista, al quale stiamo dando l’attenzione che merita".

Resta la necessità di accelerare, pur ponderando bene ogni scelta: l’archivio Antonioni è un patrimonio inestimabile, un valore aggiunto per tutti. Per l’Italia e per il mondo.