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22 mag 2022

Sorpresa: torna la satira

La Trinca debutta a Cannes con “Marcel!“: "Racconto una maternità sghemba, tra il dolore e l’arte. Capace di un amore diverso"

22 mag 2022
andrea martini
Magazine

di Andrea Martini

La satira sociale che pur è stata nel tempo larga parte del cinema è oggi praticamente scomparsa dallo schermo. Ruben Östlund, il regista svedese, Palma d’oro nel 2017 per “The Square“, la pratica a modo suo, fustigando l’incongruità di comportamenti grazie a un acuto senso di osservazione. Predilige naturalmente le situazioni estreme in cui la natura egoistica di ciascuno si manifesta in modo plateale e con effetti distruttivi. In “Triangle of sadness“, il suo primo film in lingua inglese, in gara ieri a Cannes, Östlund sceglie di mettere in scena un microcosmo di miliardari in crociera su di uno yacht in cui viene invitata anche una coppia di top model influencer (stile Ferragni-Fedez) che incarna il principio della bellezza come valuta. Il viaggio in mare come moltiplicatore di nevrosi e di tic è scontato, ma ӦÖstlund che è anche sceneggiatore, sa scegliere dove percuotere nel mettere alla berlina viaggiatori pretenziosi ed equipaggio asservito. La rituale cena col comandante, un Woody Harrelson perennemente alticcio, propugnatore di un buon senso marxista, è interrotta da una bufera e, all’indomani, solo una dozzina di naufraghi approda su di un’isola. In quel lembo di terra abbandonata i ruoli si rovesciano e le categorie di capacità e bisogni sono obbligate a coniugarsi in modo opposto a ciò che accadeva sul panfilo. A cominciare dal sesso e dal cibo.“Triangle of sadness“ ha colori e sapori troppo simili a “The square“ senza mai raggiungere pari apici di ilarità.

Anche il rumeno Cristian Mungiu vanta, come Östlund una Palma, ma “R.M.N.“, cronaca opaca di un ritorno al paese di un operaio emigrato che si trova coinvolto in un dramma a sfondo razziale, non fa che disperdere quel patrimonio di immediatezza e intensità di cui solo anni fa il cinema dei registi di Bucarest era accreditato.

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