11 apr 2022

Sorpresa: cinema vuoti, teatri pieni "La gente cerca brividi di umanità"

La tendenza post Covid è il grande ritorno agli spettacoli di prosa. Tutto esaurito per classici e contemporaneo

claudio cumani
Magazine
Pamela Villoresi, 65 anni, attrice e direttore artistico dello Stabile di Palermo
Pamela Villoresi, 65 anni, attrice e direttore artistico dello Stabile di Palermo
Pamela Villoresi, 65 anni, attrice e direttore artistico dello Stabile di Palermo

di Claudio Cumani

Dice che non servono i numeri ma bastano i fatti. "Da una parte le platee sono piene, dall’altra mezze vuote", taglia corto Pamela Villoresi, dal 2019 direttore artistico dello Stabile di Palermo, commentando il grande ritorno del pubblico nei teatri italiani e la difficile situazione delle sale cinematografiche. "E paradossalmente – aggiunge, lei che è stata Viola nella Grande bellezza di Sorrentino – questo succede nonostante l’ottima qualità dei film italiani in programmazione".

Dunque, la primavera pare proprio essere sbocciata sui palcoscenici dopo mesi costellati da tribolate chiusure, ristori inadeguati e polemiche sullo streaming. Villoresi (ora su Raiuno nei panni di Elisa nella nuova serie televisiva Don Matteo) è una delle sei donne approdate negli ultimi decenni a capo di un teatro pubblico italiano. "Il ché – commenta – la dice lunga sulla questione della parità. Nelle posizioni dirigenziali ho incontrato una discriminazione di genere allucinante. A volte ti fanno la guerra contro gli interessi generali".

Lei, comunque, 65 anni, pratese, vincitrice seriale di premi cinematografici e teatrali, non ha avuto problemi nel passare dal ruolo di attrice a quello di direttore di uno Stabile e a Palermo vive benissimo. "Ho puntato tutto sul fare rete, coinvolto l’università, lanciato nuovi artisti".

Come interpreta questa inattesa rinascita del teatro?

"C’era chi temeva che l’avvento di tecnologie sempre più sofisticate facesse sparire lo spettacolo dal vivo. E invece è successo il contrario. La gente, chiusa nelle proprie stanze durante la pandemia e subissata dai video, ha sentito la necessità di ritrovarsi insieme e di vivere una socialità diversa. E così si è riscoperto il brivido che prova un essere umano davanti ad un altro essere umano che racconta una storia".

Quanto incide l’angoscia della guerra nella necessità della gente di tornare nelle platee?

"Credo che in questo momento abbiamo bisogno di sentirci uniti nella bellezza e nella cultura proprio per combattere l’orrore e l’ignoranza".

La pandemia ha reso, dunque, lo spettacolo dal vivo ancor più necessario?

"È proprio così. È capitato che qualche spettatore, tornando nel foyer, mi abbia detto “Finalmente“. Non è retorica, noi artisti e il pubblico ci siamo mancati reciprocamente. Nel caso del cinema è diverso: lì il rapporto con il grande schermo è molto personale e solitario".

È stato sufficiente il sostegno governativo nei mesi bui?

"I ristori sono stati adeguati per i teatri pubblici ma ridicoli per i liberi professionisti. Quella è stata la vera sacca di sofferenza. Ci sono stati piccoli teatri costretti alla chiusura, compagnie di ricerca bloccate nel lavoro. Per questo durante il lockdown ho messo in prova tutte le nostre produzioni e intensificato il lavoro online".

Cosa pensa del tanto contestato streaming?

"Credo che molti teatranti siano pigri e giurassici. Lo streaming non può essere sostitutivo dello spettacolo dal vivo ma può diventare un’amplificazione promozionale del nostro lavoro. E non è vero che uno spettacolo, se trasmesso online, ha meno pubblico in sala".

Come esce il teatro italiano dalla pandemia?

"Meno peggio di come ci saremmo aspettati. Nel nostro Paese abbiamo perso meno abbonamenti rispetto alla media europea e comunque la percentuale degli incassi lascia ben sperare per il futuro. Ormai lo spettatore decide all’ultimo momento e lo sbigliettamento è una voce importante al botteghino".

Quest’anno lei festeggia mezzo secolo di teatro. Quali i momenti di cui va più fiera?

"Mi ritengo fortunata perché la mia vita mi somiglia. Sono riuscita a vivere della professione che amo e il palcoscenico mi ha ricompensata. Tutto è cominciato con Strehler che mi ha dato i ferri del mestiere ma poi ho incontrato maestri straordinari come Nino Manfredi, ho girato con la mia compagnia in tournée l’Italia in lungo e in largo. Adesso è arrivato il momento di passare il testimone e di offrire ai giovani il sostegno per nuove imprese".

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