Afflitti da un complesso di parità, senza sentirci inferiori a nessuno, diceva Flaiano. "Gli ’altri’ sono, bene o male, la prova che noi stiamo vivendo", aggiungeva Ennio: "non sottovalutiamoli". Almeno 3,8 milioni di persone (fino a ieri sera) non hanno sottovalutato la foto postata su Instagram da Chiara Ferragni con in grembo la neonata Vittoria, commentandola con un ’mi piace’ o un cuoricino. Il povero fratellino Leone – a sua volta superstar griffatissima dei social Ferragnez – è già stato superato, almeno nello scatto di esordio della sua vita parallela online del 2018. Mentre il mondo cade a pezzi, come cantava Mengoni, o forse proprio perché il mondo cade a pezzi, ecco che dinnanzi alla didascalia "23 Marzo 2021. La nostra Vittoria" ci si...

Afflitti da un complesso di parità, senza sentirci inferiori a nessuno, diceva Flaiano. "Gli ’altri’ sono, bene o male, la prova che noi stiamo vivendo", aggiungeva Ennio: "non sottovalutiamoli". Almeno 3,8 milioni di persone (fino a ieri sera) non hanno sottovalutato la foto postata su Instagram da Chiara Ferragni con in grembo la neonata Vittoria, commentandola con un ’mi piace’ o un cuoricino. Il povero fratellino Leone – a sua volta superstar griffatissima dei social Ferragnez – è già stato superato, almeno nello scatto di esordio della sua vita parallela online del 2018. Mentre il mondo cade a pezzi, come cantava Mengoni, o forse proprio perché il mondo cade a pezzi, ecco che dinnanzi alla didascalia "23 Marzo 2021. La nostra Vittoria" ci si ritrova tutti in pausa, serenamente rimbambiti, a scrutare ipnotizzati tra le mani tatuate dei genitori quella manina di una neonata che afferra il dito di papà Fedez, e tiene aperti gli occhi in direzione del volto di mamma Chiara. Una foto che esplode sul telefonino in mille sfumature tra il bianco e il rosso a ricordarci che sempre e solo di questo – mutati i mezzi di comunicazione – si tratta: il trionfo della cronaca rosa.

Afflitti da un complesso di parità, senza sentirci inferiori a nessuno: le brillanti vite degli altri, ricchi e famosi, sono da sempre lo specchio delle nostre esistenze normali, noiose, quando va bene tutt’al più tribolate. Sono uno specchio magico che ingloba la nostra quotidiana modesta immagine e la restituisce uguale nella sostanza – stesse gioie, stessi dolori – ma diversa nella forma, una forma che ha i confini lontani e mobili del mito e del sogno, e che possiamo quindi plasmare come vogliamo, riempire di ciò che preferiamo. Possiamo farla volare con noi – al posto nostro – in pacificati e rassicuranti cieli luminosissimi; possiamo trascinarla con noi – al posto nostro – nell’inferno del destino più oscuro.

Da che gossip è gossip, che a procacciarle siano gli agenti dei divi o i paparazzi007 o – come succede oggi – le star per conto proprio tramite la ben remunerata autogestione dei social, le foto e le storie delle celebrità stanate nell’intimità finiscono sempre per colpire al cuore. Le felicità delle loro maternità, tra riscatti e scandali: Sophia Loren che le visse (nel ’68 e nel ’73) come la fine dell’incubo delle nozze per procura e delle accuse di bigamia di Ponti, Mina che dando alla luce ’Pagiughino’ (1963) scandalizzò l’Italia bacchettona che non le perdonava il ’concubinaggio’ con Pani. Le favole e le tragedie che si alternano nelle vicende dei reali: la saga di Grace Kelly, attrice principessa dalle figlie spericolate e dal mistero che ancora avvolge la sua morte, quella di Diana fantasma senza pace evocato un giorno sì e l’altro pure, a ogni sussurro o grida di figli e nuore. La saga dell’inconsolabile Jackie Kennedy che ruba Onassis alla Callas, di Ingrid Bergman adultera ripudiata da Hollywood per amore di Rossellini.

"La vita così come ci è imposta è troppo dura per noi, ci reca troppi dolori, disinganni, compiti insolubili. Per sopportarla non possiamo privarci di qualche maniera per alleviarla", analizzava Freud. È il solito punto: l’umana ricerca di un conforto, di una maniera per alleviare un’esistenza altrimenti insopportabile. Allora perché non proiettarla, la propria piccola vita, su grandezze e miserie (che avvengano possibilmente in contemporanea) di divi e divine, perché non risparmiarci il brivido dell’ottovolante che sballottola lo spettatore dall’ammirazione all’empatia, dall’invidia al riscatto nella catastrofe altrui?

Solo chi scende nell’oltretomba salva l’anima, sostiene Kierkegaard: come risalire, se provando gioia per una foto di una bambina che nasce o provando sollievo nella caduta di una stella, sta solo a noi sceglierlo.