L’attore Alessio Boni è nato 55 anni fa a Sarnico, nei pressi del lago d’Iseo
L’attore Alessio Boni è nato 55 anni fa a Sarnico, nei pressi del lago d’Iseo
È in vacanza in Sardegna, Alessio Boni, mentre la compagna Nina, sta lavorando a Milano. Ma non è solo. Con lui c’è Lorenzo, il figlio di 17 mesi che si è appena addormentato, giusto il tempo per ripercorrere le tappe più importanti della carriera dell’attore, "piastrella dopo piastrella" come la definisce Boni. È un’espressione divertente, ma perché questo riferimento all’edilizia? "Perché io nasco in provincia di Bergamo, da un padre piastrellista che aveva investito tutte le sue energie nell’impresa familiare. E, ovviamente, pensava che io seguissi le sue orme…". Non deve essere stato facile per lui accettare i suoi sogni. A 14 anni non sognavo di fare l’attore. Mi ricordo che frequentavo ragioneria al serale e di giorno lavoravo con mio padre. Nei fine settimana andavo con la mia Vespa 50...

È in vacanza in Sardegna, Alessio Boni, mentre la compagna Nina, sta lavorando a Milano. Ma non è solo. Con lui c’è Lorenzo, il figlio di 17 mesi che si è appena addormentato, giusto il tempo per ripercorrere le tappe più importanti della carriera dell’attore, "piastrella dopo piastrella" come la definisce Boni.

È un’espressione divertente, ma perché questo riferimento all’edilizia?

"Perché io nasco in provincia di Bergamo, da un padre piastrellista che aveva investito tutte le sue energie nell’impresa familiare. E, ovviamente, pensava che io seguissi le sue orme…".

Non deve essere stato facile per lui accettare i suoi sogni.

A 14 anni non sognavo di fare l’attore. Mi ricordo che frequentavo ragioneria al serale e di giorno lavoravo con mio padre. Nei fine settimana andavo con la mia Vespa 50 Special azzurra in riva al lago. Allora c’era tanta nebbia e non riusciva a vedere la sponda opposta e provavo una malinconia tremenda".

Voleva scappare da quel mondo?

"Non mi piaceva il concetto di vivere in un paese, non mi piaceva il fatto che fosse già stato tutto deciso per me. Insomma, non mi sentivo nella mia dimensione: volevo andare via di lì, volevo mordere la nebbia, andare sull’altra sponda".

Quando è arrivato il momento giusto per spiccare il volo?

"È stato per caso. Una sera ho dato retta agli amici e sono andato a teatro. Ho visto La gatta Cenerentola di Roberto De Simone, e lì ho capito che volevo fare quello".

Il passo successivo?

"Ho lasciato tutto e mi sono iscritto a una scuola privata di recitazione, facevo il cameriere per mantenermi. Mi sono detto: se mi prendono all’Accademia di arte drammatica di Roma giuro: faccio l’attore. Se non mi avessero preso sarei andato a Milano, forse mi sarei iscritto a Psicologia".

Però l’hanno presa.

"Sì. Siamo passati in 18 su 180. Era la scuola da cui erano usciti Vittorio Gassman, Gian Maria Volontè, Anna Magnani. Avevo 22-23 anni, studiavo tantissimo; di giorno lavoravo come cameriere, convivevo con altri ragazzi, calcolavo le spese, il cibo, la miscela, ma non mi pesava".

Suo padre: come ha reagito?

"Male. Per lui ero un marziano, ero il figlio che non aveva voglia di lavorare, secondo l’etica bergamasca. L’ha vissuto come un tradimento: vuoi andare via? Allora ti arrangi. Non ci siamo parlati per due anni".

Cosa le resta di quegli anni?

"Ben vengano gli ostacoli: non è stato un cammino in discesa, ho avuto momenti di depressione. Fare l’attore non è ’solo’ imparare a usare la voce, avere una buona dizione, acquisire scioltezza, devi anche andare oltre, andare dentro di te".

Nella sua vita di attore ha posato per i fotoromanzi, ha girato serie tv, è stato protagonista di film importanti e di spettacoli teatrali. Ha ritirato premi a Cannes e venerdì sarà ad Acri, in Calabria, per l’XI edizione del festival CinemaIncontriamoci, voluta da Mattia Scaramuzzo, per ritirare un riconoscimento alla sua carriera. Rifarebbe tutto?

"Sì, certo. Non mi sono mai posto un limite, se mi arriva un bel personaggio. Si tratta di leggere un audiolibro? Mi piace. È tv, è teatro? Non mi importa, io faccio l’attore. Le etichette sono solo italiane. Nel nostro mondo forse un po’ la pago, il cinema storce il naso, ma se mi propongono di fare Walter Chiari, Caravaggio, Ulisse, dico Ulisse in tv, mi ci butto a capofitto. Voglio migliorarmi come uomo, sempre e decido io quale occasione professionale mi aiuta a farlo".

In questa direzione va anche il suo impegno civile?

"Sì, se mi chiedono di prestare la mia voce per un’operazione umanitaria, o di fare un viaggio per vedere i posti dove si combatte e si soffre mi offro al volo. Per me un arricchimento".

Cosa vorrebbe passare a suo figlio, a cui ha peraltro dedicato il suo primo libro Mordere la nebbia (la nebbia del lago di cui parlavamo prima), uscito quest’anno?

"Vorrei infondergli la libertà interiore per poter scegliere quello che gli pare, senza intromissioni. Gli auguro di diventare l’uomo che vuole diventare e poi di fare la professione che vuole fare, in questo ordine. Non il contrario".