Di gol, nel corso della sua carriera, ne ha segnati ben 291 ma c’è quel rigore sbagliato che incombe come un incubo su quella straordinaria messe. Da quel pallone che va a finire sopra la traversa della porta del Brasile, nella finale dei Mondiali americani del 1994, parte Il divin codino, il film che ripercorre alcuni momenti della vita e della carriera di Roberto Baggio, su Netflix dal 26 maggio. Diretto da Letizia Lamartire, con Andrea Arcangeli nella parte di Baggio, il film punta a raccontare ‘L’uomo dietro il campione’, come recita anche il titolo della canzone...

Di gol, nel corso della sua carriera, ne ha segnati ben 291 ma c’è quel rigore sbagliato che incombe come un incubo su quella straordinaria messe. Da quel pallone che va a finire sopra la traversa della porta del Brasile, nella finale dei Mondiali americani del 1994, parte Il divin codino, il film che ripercorre alcuni momenti della vita e della carriera di Roberto Baggio, su Netflix dal 26 maggio. Diretto da Letizia Lamartire, con Andrea Arcangeli nella parte di Baggio, il film punta a raccontare ‘L’uomo dietro il campione’, come recita anche il titolo della canzone appositamente composta da Diodato.

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Baggio, le manca il calcio?

"Farei qualunque cosa per tornare a giocare ma le mie ginocchia non me lo permettono. E quindi devo mettere da parte questo desiderio".

Contento che sia stato fatto un film su di lei?

"Fosse stato per me, non l’avrei mai fatto. Quando se ne è iniziato a parlare provavo vergogna e dicevo, ma a chi può interessare la mia storia? E Poi Vittorio (Petrone, il suo manager ndr) mi ha convinto".

In che modo?

"Il film racconta bene il rapporto che avevo con mio padre Florindo (scomparso un anno fa ndr), un rapporto difficile perché lui era molto severo e a un certo punto ero arrivato a considerarlo quasi un nemico. Ma è stato proprio lui a insegnarmi a non arrendermi mai e a farmi comprendere che ognuno è artefice del proprio destino e che può farcela, con impegno e sacrifici. Credo che possa essere un insegnamento per i più giovani, perché è col tempo che i nodi si sciolgono e capiamo l’importanza dei genitori, di chi ci vuole bene, purtroppo a volte quando non ci sono più".

Quel rigore sbagliato quanto la perseguita?

"Lì si sono infranti i sogni dell’Italia di battere il Brasile e vincere i Mondiali, ma anche i miei sogni. Lo promettevo a mio padre da quando avevo tre anni, gli dicevo, li vinco io i Mondiali contro il Brasile. Dopo avere sognato per milioni di notti di realizzare questa impresa, poi non ci sono riuscito. Quindi, l’ho vissuto malissimo e lo porterò per sempre dentro di me. Non lo potrò mai archiviare".

Ma anche Massaro e Baresi hanno sbagliato il rigore, quel 17 luglio 1994.

"Sì, ma io ero l’ultimo rigorista, e quindi ho dato il colpo finale ai sogni di vittoria".

I suoi infortuni più gravi sono sempre arrivati alla vigilia di appuntamenti particolarmente importanti.

"È il mio karma. Ogni volta che stavo per raggiungere qualcosa che desideravo particolarmente, dovevo lottare per ottenerla. Un tempo non avevo gli strumenti per combattere queste difficoltà ma poi con la pratica buddista ho imparato ad affrontarle con maggiore serenità".

Il film ricorda soltanto la sua presenza alla Fiorentina, in Nazionale e poi, a fine carriera, al Brescia. In realtà ha vestito molte più maglie.

"E a tutte le squadre, le città, le tifoserie sono rimasto ugualmente legato. A tutte sono grato per l’affetto che mi hanno sempre regalato".