Ridurre la luce blu dello smartphone non migliora il sonno
Ridurre la luce blu dello smartphone non migliora il sonno

Se prima di chiudere gli occhi, già sotto le coperte, non riuscite a rinunciare a un ultimo giro su Instagram, poi potrebbe esservi capitato di fare fatica ad addormentarvi. La colpa viene generalmente attribuita alla luce blu emessa dagli smartphone, che viene attenuata dalla modalità notte ormai implementata in gran parte dei nuovi modelli e studiata appunto per favorire un sonno migliore. I produttori sostengono che funziona, ma i ricercatori della Brigham Young University si permettono di dissentire: la sua efficacia, dicono, è più una supposizione teorica che altro e in realtà non fa alcuna differenza.

I ricercatori hanno esaminato 167 soggetti fra i 18 e i 24 anni, ovviamente utilizzatore abituali di smartphone come altre tre miliardi di persone nel mondo. A tutti è stato chiesto di passare a letto almeno otto ore per notte e quindi sono stati suddivisi in tre gruppi: uno che doveva usare il telefono con la modalità notte prima di mettersi a dormire, uno che doveva usare il telefono ma senza modalità attiva, e uno che doveva astenersi del tutto dall'usarlo. Grazie a un accelerometro indossato al polso, sono stati monitorati il tempo necessario per addormentarsi, la durata totale del sonno e la sua qualità e l'inizio del risveglio.

Risultato: funzione notturna o meno, smartphone acceso o spento, non sono state rilevate differenze su tempi e modalità della dormita. Lo stesso esito è emerso anche provando a diminuire le ore di sonno. "Ciò suggerisce che quando sei stanco ti addormenti comunque, indipendentemente da quello che hai fatto prima di metterti a letto", dice uno degli autori dell'esperimento, Chad Jensen; "La pressione del sonno è così alta che ciò che accade prima di andare a letto non ha alcun effetto".

I ricercatori non negano che la luce blu possa rendere più difficile addormentarsi per alcune persone, un'ipotesi supportata da numerose prove, ma spiegano che è solo uno degli elementi dell'equazione: "Il coinvolgimento psicologico stimolato da chattare, postare contenuti e navigare in Rete è un fattore importante che influisce sull'andamento del sonno". E in questo senso, la modalità notte non sembra aiutare davvero a dormire meglio.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Sleep Health.